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Chemsex, mix droga per sesso: “Giochiamo a prendere l’Hiv”

Chemsex, mix droga per sesso: "Giochiamo a prendere l'Hiv"

Chemsex, mix droga per sesso: “Giochiamo a prendere l’Hiv”

ROMA – A Roma, la maggioranza della comunità gay si batte per la prevenzione e combatte una guerra all’hiv. Come racconta però Il Giornale in un’inchiesta pubblicata in queste ore, nell’ambiente frequentato da Manuel Foffo e Marco Prato, ci sono molti luoghi in cui circola tanta droga e le perversioni sessuali si moltiplicano così come il numero dei contagiati dall’hiv. Si tratta di festini in cui si pratica il chemsex, mix di droghe come mefedrone, ghb e cristalli di anfetamina che permettono di riuscire a far sesso per ore, anche giorni, senza mai fermarsi e con più partner diversi senza alcuna precauzione.

Scrive Il Giornale che pubblica anche il video dell’inchiesta

“La coca circola nei festini privati e le perversioni sessuali si moltiplicano. Da tutto questo turbinio nasce il Chemsex, mix di sesso e droga che ha già mietuto vittime e che sta riportando a galla il problema dell’HIV. “A Roma esistono diverse saune, discoteche con darkroom e club privati dove si finisce a fare sesso senza alcuna protezione”, spiega Andrea, nome di fantasia di un ragazzo “bisex” che incontriamo a Termini. “A Roma è pieno di sieropositivi”, aggiunge. E le due cose, fatalmente, si legano”.

“Nei festini gira di tutto. Spesso si fanno orge con “sesso unsafe“, come ripete più volte il nostro interlocutore. E non è l’unico a pensarlo. Un altro omosessuale romano, incontrato in uno dei bar frequentati dai killer Manuel Foffo e Marco Prato, conferma questa tragica verità. “Qui è tutto un proliferare di Hiv – dice – Dopo questa storia hanno chiuso le dark room, come per cancellare una pagina brutta della realtà gay”. Durante il nostro viaggio nelle discoteche romane, molte di queste stanze del sesso recavano infatti il cartello “Locale chiuso per manutenzione”. Normalmente, però, diventano luoghi “dove la gente fa sesso senza preservativo”. E i gestori, consentendolo, non fanno che “alimentare il focolare del virus che andrebbe spento invece che alimentato”.

Ma non è tutto. A Roma, racconta il 21enne “bisex”, “il venerdì ci sono le orge al ‘diavolo dentro’, dove ti presenti nudo e poi…”. Poi si pratica sesso libero. “I controlli, ovviamente, non ci sono. Non è che quando vai lì ti chiedono il test dell’Hiv”.

Eppure, una ricerca scientifica pubblicata nel 2014 dalla London School of hygiene & tropical medicine, intitolata The Chemsex study, ha evidenziato il problema connesso al sesso tra omosessuali e bisex praticato sotto l’influenza di droghe. Nel report si evince come il chemsex stia consegnando nuova forza al virus che è stato per anni il terrore degli omosessuali. E che con difficoltà era stato combattuto. “C’è tantissima gente – testimonia, drammaticamente, Andrea – che addirittura cerca l’Hiv”. “Gente sana – continua – che oragnizza dei party per contrarre il virus”. Da nemico dell’uomo a gioco perverso per raggiungere l’eros. In una sorta di roulette russa.

(…) In una recente analisi, l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha lanciato l’allarme sui rapporti tra uomini dello stesso sesso: le infezioni dovute al sesso omosessuale, si legge, erano solo il 30% nel 2005, mentre sono salite al 42% nel 2014. Un boom che non è stato registrato tra gli eterosessuali, i cui rapporti solo nel 32% dei casi sono la causa dell’infezione da Hiv”.

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