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Facebook nei guai, Gb attacca: “Luogo sicuro per terroristi e pedofili, ora basta”

Facebook nei guai, Gb attacca: "Luogo sicuro per terroristi e pedofili, ora basta"

Facebook nei guai, Gb attacca: “Luogo sicuro per terroristi e pedofili, ora basta”

LONDRA – Dopo le polemiche per la presenza di contenuti pedopornografici e terroristici sui gruppi di Facebook, il social network di Mark Zuckerberg finisce nei guai. Il ministro dell’Interno inglese, Amber Rudd, ha preso una posizione ufficiale contro Facebook, sostenendo che un sito internet non dovrebbe essere un luogo sicuro per pedofili e terroristi che possono trovare riparo e divertimento al tempo stesso.

Parlando al Daily Mail, la Rudd ha attaccato il social network di Zuckerberg dopo che nei giorni scorsi era già stato minacciato di multe e sanzioni per lo stesso motivo:

“La diffusione di propaganda terroristica e di immagini pedopornografiche è un crimine abominevole. Ciò che è illegale nella realtà, lo è anche online e non possiamo permettere che le piattaforme dei vari social vengano utilizzate come uno spazio sicuro dove condividere questo tipo di materiale”.

Sul sito sarebbero infatti disponibili numerosi cartoni animati a sfondo sessuale, oltre a fotografie e video che ritraggono minori. La Rudd si è detta preoccupata anche per la propaganda terroristica e il conseguente materiale disponibile in rete:

“Facebook è diventato un nascondiglio sicuro per tutti coloro che supportano lo Stato Islamico, riuscendo così a praticare e diffondere la propaganda jihadista”.

Con un semplice profilo falso, infatti, bastano poche ricerche per raggiungere gruppi dedicati all’ISIS, dove vengono mostrate immagini e video molto toccanti. Il DailyMail ha segnalato diversi gruppi dove chiunque può accedere e vedere video di esecuzioni di massa e di persone uccise.

Uno di questi gruppi, con oltre 4.000 followers, mostrava l’esecuzione di 50 uomini che venivano uccisi uno dopo l’altro. La polemica si è scatenata dopo la segnalazione di un parlamentare inglese, che ha deciso di portare alla luce una situazione in realtà già nota, ha concluso la Rudd:

“Google, Facebook e Twitter non sono che un veicolo per indottrinare e scegliere nuovi attentatori”.

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