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Selfie nuda a amica via Whatsapp, finisce in rete e…

Foto coetanea nuda su Whatsapp, a scuola corsi sui social

Foto coetanea nuda su Whatsapp, a scuola corsi sui social

PADOVA – Foto della coetanea quattordicenne nuda su Whatsapp: dieci ragazzini sentiti dai carabinieri. E la scuola decide di istituire dei corsi con la polizia postale, in modo che i ragazzi imparino che cosa non si deve fare con internet.

Del caso della quattordicenne che si era fatta un selfie nuda davanti allo specchio e lo aveva inviato ad un’amica che poi aveva diffuso la foto via Whatsapp Blitz ha dato notizia il 19 aprile. Ma è di oggi, 20 aprile, la notizia, pubblicata dal Mattino di Padova, che in quella scuola della provincia di Padova dopo il caso della quattordicenne verranno istituiti dei corsi sui social network e sulle chat per prevenire casi analoghi.

Come ha spiegato Andrea Bergamo, dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale, a Felice Paduano del Mattino di Padova,

“la polizia postale verrà in classe a tenere delle lezioni sui rischi che si corrono utilizzando con leggerezza smartphone e internet. Anche se abbiamo già deciso, in base alle normative vigenti, di non sottoporre la ragazza in questione a provvedimenti disciplinari, nelle prossime settimane, proprio nella scuola dove si è verificato il fatto, terremo un incontro con alcuni agenti della polizia postalenel corso del quale agli studenti saranno spiegati tutti i motivi per i quali, in futuro, non dovranno più inviare foto hard delle compagne di classe e d’istituto e stare in generale molto attenti all’uso che fanno dei dispositivi tecnologici. I rischi che corrono sono molto seri, come in questo caso perché è un comportamento che costituisce reato, contemplato dal codice penale”.

Su quanto accaduto a scuola si è espresso anche il padre della quattordicenne che è stata prelevata a scuola, davanti ai compagni, dai carabinieri, perché ritenuta colei che ha inviato le foto hard della compagna agli altri compagni. Ad Enrico Ferro del Mattino di Padova ha raccontato:

“I carabinieri si sono presentati a casa mia alle 6:45. Hanno suonato il campanello e chiesto di mia figlia. Ho detto loro che a quell’ora stava andando a scuola. Chi pensava che mi avrebbero invitato a salire in macchina con loro? Si sono preoccupati che io non telefonassi a mia figlia per avvisarla. La volevano prendere di sorpresa. Io ero stordito, confuso. Sono salito con loro e ho spiegato il tragitto per Padova, per raggiungere l’istituto che frequenta. Mi sono ritrovato appostato nel parcheggio, ad attendere che mia figlia arrivasse per per consegnarla ai carabinieri. Tutti quelli che passavano ci guardano con un certo timore. A un certo punto è arrivata la mia bambina e io, con il cuore a pezzi, l’ho invitata a salire nel mezzo militare. Lei è affranta, sorpresa, umiliata. L’hanno vista tutti”.

Il padre della ragazzina ha raccontato quello che i carabinieri hanno fatto, un comportamento tipico di un’indagine quando viene commesso un reato come quello che vede coinvolta la ragazzina la cui foto nuda ha fatto il giro di decine di cellulari.

“Ci hanno portato a casa e hanno perquisito la sua camera, sequestrando computer, telefono e iPad. Poi ci hanno trattenuto in caserma per ore. Io non ho esperienza ma mi chiedo: si possono trattare in questo modo i minori? Non si rischia una intolleranza alle istituzioni?Come potrà mia figlia guardare con fiducia a quelle divise?”.





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