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Guardia si innamora del migrante stupratore e lo fa evadere

Guardia carceraria svizzera si innamora di un profugo dalla Siria detenuto per stupro, studia il Corano e lo fa evadere con la Bmw del marito. Il povero cornuto piange: "La amavo, volevo fare dei figli con lei"

ZURIGO – Una guardia carceraria donna di una prigione in Svizzera si è innamorata di un migrante, Hassan Kiko, 27 anni, arrestato per violenza su una ragazza di 15 anni, lo ha fatto evadere e è fuggita con lui, sulla Bmw nera del marito. Secondo il marito tradito, sono fuggiti in Italia, per poi passare in Turchia e raggiungere la Siria.

Racconta al giornale inglese Daily Mail la triste vicenda Vasili Magdici, 25 anni. Tutto ebbe inizio quando sua moglie, Angela Magdici, 32 anni, guardia penitenziaria del carcere svizzero Limmattal a Dietikon, Zurigo, cominciò a leggere il Corano e ad essere affascinata dalla Siria.

Secondo la Polizia svizzera, Angela Magdici ha aiutato il migrante siriano a fuggire dal carcere. Hassan Kiko è considerato dalla Polizia svizzera un violentatore seriale, incarcerato per aver stuprato una ragazza di 15 anni e tentato di violentarne un’altra di 19. Il marito della guardia penitenziaria racconta al MailOnline:

‘Improvvisamente si è scoperta molto vicina a una donna turca, sono diventate migliori amiche e Angela stava imparando parole in turco. Temo stia provando ad andare in Turchia e da lì raggiunga la Siria.’

Vasili e Angela Magdici erano sposati dal 2014. Magdici racconta di aver notato un cambiamento nella moglie circa 5 mesi fa e di avere iniziato a sospettare che ci fosse un altro uomo nella sua vita. Una settimana prima della loro separazione, ha scoperto che la donna guardia aveva cominciato a leggere il Corano. Ricorda poi che tre mesi prima l’aveva trovata tutta presa a guardare un documentario sulla Siria e che dopo non era riuscita a dormire. In un’intervista l’uomo ha dichiarato:

‘La amavo, volevo dei figli da lei ma tre mesi fa ha annunciato di volere la separazione. E’ andata via di casa mentro non c’ero e si è portata via tutto. Gli amici l’hanno aiutata e io ero ignaro della cosa finché non sono tornato a casa’

Da allora, Angela è sparita. Hassan Kiko è arrivato in Svizzera nel 2010, nel 2011 viveva in una comunità evangelica dove raccontava ai media locali la difficile vita che conduceva insieme all’amico curdo Hasan Ramadan:

‘Gli ufficiali Siriani in uniforme non facevano che picchiare il mio amico. Lo volevo proteggere perché veniamo dallo stesso villaggio, ma come risultato sono finito in carcere per tre mesi’.

Per questo, raccontò, aveva lasciato la Siria e un mese dopo era riuscito ad attraversare il confine turco e a raggiungere la Svizzera:

‘E’ stato un momento difficile. Ero molto impaurito e non sapevo se sarei sopravvissuto a questa disavventura’.

Hassan Kiko cercava un lavoro come parrucchiere, avendo imparato il mestiere in Siria. Evitava le piscine perché

‘rinfrescarsi in piscina non è una cosa da fare. Ci sono troppe donne senza vestiti e durante il Ramadan dobbiamo evitarlo’.

Qualche mese dopo il suo arrivo in un centro di accoglienza, Hassan ha invitato una ragazza Svizzera nel suo alloggio offrendole un taglio di capelli gratis. L’ha poi costretta a praticare atti sessuali su di lui minacciandola con un oggetto tagliente alla gola. Nel Giugno 2014 la Corte di Munchwilen lo ha condannato a 42 mesi di prigione ma Kiko si è appellato e il risultato fu che non venne incarcerato subito.

La sua condanna è stata poi confermata dalla Alta Corte di Thurgau a metà gennaio 2015, ma prima ha assalito una 15enne conosciuta in un bar. Fingendo di stare male, le aveva chiesto di accompagnarlo alla macchina. Ma quando i due sono saliti in macchina, Kiko ha cominciato a baciarla e toccarla e si è calato i pantaloni con quel che segue. Nuova condanna, questa volta a 4 anni, nel novembre 2014.

L’evasione è avvenuta intorno alla mezzanotte, Angela ha aspettato che un collega si addormentasse per poi liberare il suo amante. Le guardie carcerarie raccontano che non avevano idea della relazione tra i due. Secondo il direttore della prigione, Roland Zurkichen, le guardie devono

‘mantenere un atteggiamento professionale, ma a volte è necessario entrare in confidenza con i detenuti, ma sempre mantenendo le dovute distanze: in questo caso non è accaduto’.

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