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I disabili e il s***o: “Basta tabù, anche noi abbiamo i nostri diritti”

I disabili e il s***o: "Basta tabù, anche noi abbiamo i nostri diritti"

I disabili e il s***o: “Basta tabù, anche noi abbiamo i nostri diritti”

ROMA – “Basta tabù, anche i disabili hanno diritto a fare s***o”. Su La Stampa Nadia Ferrigo ha raccontato il rapporto complesso tra i disabili e il s***o. “Nei paesi europei più attenti ai diritti civili – racconta Ferrigo -. è il servizio sanitario a occuparsi e preoccuparsi di educare e sostenere, anche finanziariamente, la sessualità delle persone disabili”. In Italia mancano queste figure professionali.

“Nella stragrande maggioranza dei casi dopo una lesione spinale – spiega Roberto Carone, neuro-urologo dell’Unità spinale di Torino – è possibile recuperare sia eiaculazione che erezione. Con un approccio che non si occupa solo del corpo, ma anche della psiche del paziente. Con una lesione spinale alta, c’è una eiaculazione riflessa che risponde alla stimolazione. In quelle più basse invece c’è più probabilità di avere anche erezioni psicogene – spiega –. In entrambi i casi possono aiutare la terapia farmacologica, che in Piemonte viene rimborsata, e la vacuum terapia. Per l’eiaculazione c’è un macchinario che in pratica è un vibro massaggiatore. Se non funziona, si passa all’elettrostimolazione. Sempre sotto controllo medico”.

Negli Stati Uniti i sex toys dedicati alle persone disabili non sono una novità, ma un ausilio come un altro: “Nelle unità spinali ci sono infermieri specializzati nell’assistenza urinaria e intestinale, ma mancano del tutto figure dedicate al genito-s******e. Ed è una grossa mancanza. Il paziente nel suo percorso di recupero incontra degli specialisti, ma sviluppa un contatto giornaliero e confidenziale con gli infermieri. E’ facile che si rivolga prima di tutto a loro – spiega Carone –, con il rischio che gli vengano date informazioni sommarie o sbagliate. Per risolvere il problema c’è una sola soluzione: garantire una formazione adeguata e sistematica del personale sanitario”.

“Se avessimo dati reali e non simbolici, l’offerta sanitaria potrebbe essere programmata con efficacia – dice Vincenzo Falabella, presidente della Federazione Italiana Paraplegici -. Così fa la differenza la provenienza dei pazienti. Per esempio, ci sono regioni più attente a stringere accordi con le aziende che producono ausili alla disabilità all’avanguardia, altre che invece sono ancora molto indietro. La sfida poi è l’inclusione sociale, che passa per scuola, lavoro e vita sociale. Relazionale e affettiva. C’è ancora molto da fare”.

 

 

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