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Le Iene: “Testimoni Geova coprono abusi su minori”

Le possibili manipolazioni all'interno della comunità dei testimoni di Geova mostrate nel servizio di Luigi Pelazza a Le Iene.

Le Iene: "Testimoni Geova coprono abusi sessuali su minori"

Il servizio de Le Iene

ROMA – Il servizio “Quando una religione ti toglie la libertà” firmato da Luigi Pelazza de Le Iene sui testimoni di Geova è destinato a far scalpore. “Si vestono allo stesso modo, hanno dei modi di fare che determinano i modi di fare dell’intero gruppo”, dice il servizio, ma soprattutto costringerebbe le persone a raccontare e confessare delle proprie abitudini sessuali.

Le Iene mostrano le immagini registrate da una telecamera nascosta in una saletta di una congregazione di un comitato giudiziario (QUI IL SERVIZIO DE LE IENE), una sorte di tribunale interno dove gli anziani della setta giudicano i comportamenti degli adepti nella loro vita quotidiana. Il filmato mostra una ragazza costretta a raccontare il suo rapporto sessuale con un ragazzo davanti a due giudici di Geova, accompagnata da sua madre in osservanza delle regole rigide di questa religione. Rigide regole che comportano anche l’allontanamento dei “peccatori” nei casi più gravi.

A questo punto Luigi Pelazza racconta il caso di un possibile abuso da parte di uno dei “proclamatori” della Comunità, personalità che hanno la facoltà di parlare “dal pulpito” nelle celebrazioni. Alle telecamere de Le Iene Riccardo, uno degli ‘anziani’ di una congregazione, racconta di essere stato allontanato dopo aver provato a denunciare un caso di abusi sessuali su minori. “Non volevano che li denunciassi all’autorità giudiziaria”, dice.

“Durante una serata goliardica con gli associati – continua – un soggetto riesce ad isolarsi con il bambino e ad avere un rapporto orale in macchina. Si avvicina la madre e lo scopre con le braghe tirate giù, genitali fuori e il bambino che piangeva”. Il racconto viene anche confermato da una registrazione telefonica tra la moglie di Riccardo e un altro associato, in cui i due parlano dell’accaduto e in cui l’interlocutore ricorda l’impossibilità di denunciarsi tra associati, anche in presenza di un reato grave come l’abuso sessuale.

È a questo punto che Luigi Pelazza cerca di contattare la famiglia del bambino che avrebbe subito la presunta violenza, ma non riuscirà a parlare con loro perché “protetti” e, come mostrano le immagini, portati via da altre persone della comunità.

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