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Libro in latino agita Genova: “Il culo non esiste solo…”

Scritto da un professore della stessa Università, un libro di poesie e prose in greco e latino, opportunamente tradotte, sta facendo vibrare i muri della antica sede della Università di Genova. Il libro si intitola “Il culo non esiste solo per andare di corpo”.

Libro in latino agita Genova: "Il culo non esiste solo..."

Un libro di poesie in latino e greco agita la Università di Genova. Una Ode a Noemi attribuita a Orazio (qui nella fantasia di Giacomo de Chirico nell’800) dà il titolo al libro: “Il culo non esiste solo per…”

GENOVA –  Un libro di poesie e prose in greco e latino, opportunamente tradotte, sta facendo vibrare i muri polverosi della antica sede della Università di Genova. Il libro si intitola “Il culo non esiste solo per andare di corpo”. Non è opera di uno studente di genio, come la mitica Ifigonia, ma di un cattedratico, un professore di università nel più pieno titolo di docenza.

Dietro il nome dell’autore stampato sulla copertina gialla, Alvaro Rissa, rivela Elena Nieddu sul Secolo XIX, si nasconde il vero autore, Walter Lapini, professore ordinario della Università di Genova, le cui dispense sulla filosofia classica si possono scaricare on line, edite dalla stessa Università.

Fra le molte rime e prose che compongono il volume, un verso in latino ha colpito Elena Nieddu, la ’“Ode a Noemi”, attribuita a Orazio,

“di cui si evidenzia – con debole tratto di matita – un verso: Non modo ad faeces datur exituras scilicet anus”.

Quella ode, come gli altri testi che compongono il libro, secondo Alvaro Rissa alias Walter Lapini, sostiene essere emersi da misteriosi archivi solo oggi, Invece, a quanto pare, sono stati anche scritti proprio oggi.

Il libro contiene

“componimenti in greco e latino, volti in italiano alla moda dei più famosi traduttori”.

 

Editore di “Il culo non esiste solo per andare di corpo”  (197 pagine, 15 euro), è Melangolo, una casa editrice genovese attiva da 40 anni, che pubblica volumi di saggistica, filosofia, antropologia, antichistica e letteratura.

Il libro aveva già venduto 2 mila copie prima dell’articolo sul Secolo XIX. Il prof. Lapini lo avrebbe voluto intitolare “Antologia della Letteratura Greca e Latina”, ma il senso commerciale dell’editore ha prevalso.

Walter Lapini,ordinario nel gruppo di letteratura greca all’Università di Genova, ha composto i suoi versi e le sue prose

“in greco o in latino, imitando lo stile di Orazio o di Omero, riproducendo i loro ritmi e il loro stile, copiando anche il traduttore nella versione in italiano e prendendosi gioco del “didattichese” nella nota critica introduttiva”.

Ecco, dal racconto di Elena Nieddu, una “carrellata soft sui testi del Rissa-Lapini ” che ha inizio dalla “Ode al Brasile”,

“attribuita a Orazio e scritta «per disperazione», dice il prof, dopo la sconfitta dei Carioca ai Mondiali del 1998: “Taffarel, lapsis quasi caluus annis/sed tui compos manibusque firmus” ne è l’incipit, tradotto, alla maniera del Cetrangolo, con la invocazione “Taffarel, vecchio e quasi calvo, ma padrone di te, saldo di mani”.

Poi c’è la “Ode a Noemi”:

“Oltre al verso che dà il titolo al libro, vi si legge, ad esempio: “(Namque) B latus modo mostret, eius ad pedes statim cadimus soloque, illa quod pressit, sine dignitate figimus ora”. Ovvero: “(Infatti) basta che mostri il lato B, e immediatamente cadiamo ai suoi piedi e senza dignità copriamo di baci il suolo dove passa”.

“Segue, in lingua morta, un’impietosa analisi comportamentale e psicologica con audaci riferimenti sensoriali. Leggiamo la più delicata “Ode a Isabelle”, sempre nello stile di Orazio. Pur dedicando versi e versi ai “candidi dentes”, ai capelli di ebano ut dea noctis, il poeta, inaspettatamente, loda le posteriori rotondità (alta stent iuga bina culi) e soprattutto il petto: “cerne ut sinus in aperta caeli ardui surgant, grauitatis aeque ac lege soluti”. Ovvero: “guarda come i suoi seni si slanciano alti, sfidando la legge di gravità”.

Cosa ha spinto un professore ordinario di materie classiche in una università di provincia ma di antica tradizione e prestigio, a scrivere questo libro?

“Mi sono sempre sentito più studente che professore; qui c’è tutto il gusto dell’infrazione alle regole. Ma è uno sfogo contenuto, perché il metro, necessariamente, mette dei paletti”.

Interviene Elena Nieddu: nel libro

“c’è una gemma da scoprire ed è la Fantozziade di Omero, piena di citazioni al testo originale – l’aurora dalle dita rosate – e invenzioni di sceneggiatura, come la dea Pallade che incita Fantozzi assumendo il sembiante del ragionier Filini”.

Ultima perla

“gli ardimentosi consigli matrimoniali d i Tibullo a Quinto Pistillo. Chi li ha letti non li dimentica”.





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