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Loris Stival ipotesi pedofili? Criminologo Lavorino dice…

Loris Stival fu ucciso dalla madre Veronica Panarello o rimase vittima di un gioco di pedofili? Il criminologo Carmelo Lavorino non crede alla pista del pedofili anche se non la esclude

Loris Stival ipotesi pedofili? Criminologo Lavorino dice...

Carmelo Lavorino. Nella uccisione di Loris Stival, non crede alla pista dei pedofili anche se non la esclude

ROMA – Loris Stival, o Andrea Loris Stival, se lo si chiama col nome completo, è stato ucciso dalla madre oppure la madre, Veronica Panarello, è stata complice ma non esecutrice di un delitto nato da “un rapporto intimo contro natura”, come ha detto in tv il criminologo Francesco Bruno?

Carmelo Lavorino, criminologo e collaboratore di Blitz, non ha peli sulla lingua e ha diffuso un comunicato molto forte contro il collega Bruno:

 “OMICIDIO DI LORIS STIVAL, SUPERFICIALITÀ ED ERRORI ANALITICI. Ritengo che la “ricostruzione choc” di Francesco Bruno riportata da Mattino5 sia antiscientifica, illogica, non condivisibile e priva di spiegazioni.”.

Secondo Francesco Bruno si tratta di omicidio nell’ambito della pedofilia ad opera di due persone perché le ferite non sono della stessa tipologia, che l’arma del delitto non è la fascetta da elettricista, che la ferita al cranio non è stata prodotta dalla caduta nel canalone dove poi il bambino è stato rinvenuto.

Carmelo Lavorino dissente anche quando interpellato da Blitz:

“Di fatto a Mattino5 non è stato spiegato nulla a supporto delle conclusioni e quello che è stato detto non ha “polpa” investigativa e criminologica. Si tratta solo di un’ipotesi senza riscontri e basata su presupposti incerti se non falsi. Quando si enuncia un’ipotesi bisogna portare elementi molto forti a supporto e poi svolgere un ragionamento esatto e logico ed arrivare a conclusioni certe. Nella fattispecie nulla di ciò si è verificato. Diciamo che per supportare l’innocenza di Veronica vengono usati metodi basati sul nulla”.

Carmelo Lavorino dirige il CESCRIN (Centro Studi Investigazione Criminale), e unisce le competenze di

“criminologo, criminalista, investigatore criminale, profiler ed analista della scena del crimine, e è anche cintura nera di Karate grado superiore e maestro di difesa personale e di tecniche di combattimento disarmato ed armato, quindi, alla professionalità del criminologo investigativo (si è interessato di oltre 250 casi d’omicidio) unisce quella dell’esperto di combattimento reale e di studio su strangolamenti e percosse”.

Questo gli fornisce il background per affermare:

“A Mattino5 è stato detto che nelle uccisioni a sfondo pedofilo se gli aggressori sono in due  uccidono in maniera diversa, quindi, nel caso di Loris, essendoci la prova dello strangolamento e di un colpo alla testa il significato sarebbe che gli aggressori sono due (!?)… ergo ci si trova di fronte a un delitto nel contesto della pedofilia. Il ragionamento non lo condivido perché è basato su un presupposto non vero, sulla cosìdetta “petizione di principio”, cioè, la tecnica di mettere la conclusione gradita come presupposto e la si dà per scontata e, contemporaneamente: tale ragionamento è un circolo vizioso. Un comportamento del genere lo reputo dannoso anche per la stessa Veronica se vuole dimostrare di essere innocente, perché non fa altro che fare confusione e gridare “al ladro…al ladro” senza che ladro ci sia.

“Il fatto che Loris Stival abbia due tipi di fratture e diversi tipi di lesioni, frattura da strangolamento all’osso ioide e frattura da caduta o da colpo in testa tramite un corpo contundente, e segni di strangolamento al collo tramite un mezzo costrittorio più graffi, NON significa minimamente che ci troviamo di fronte a due aggressori: significa solo che sono state usate due tecniche lesive diverse: lo strangolamento e l’aggressione con colpi, oppure precipazione da due-tre metri. Ci troviamo di fronte a due tecniche successive e combinate che fanno parte della dinamica omicidiaria e della situazione contingente dell’omicidio d’impeto: due tecniche diverse non significano per forza due aggressori come invece è stato affermato a Mattino5.

“Ho trattato moltissimi casi di omicidio dove l’assassino si è accanito sulla vittima con diverse tecniche lesive, a iniziare dal Mostro di Firenze e da Via Poma, al delitto dell’Olgiata, al delitto di Arce, all’uccisione di Samatha Fava conclusosi in appello qualche giorno fa con la condanna dell’assassino, laddove l’uomo prima ha colpito la donna al naso con un pugno sbattendola a terra, poi le ha rotto le costole con una serie di calci e poi l’ha strangolata con una cinghietta di elettricista, come quella che si ipotizza sia stata usata contro il piccolo Loris.

“Ed ancora: Simonetta Cesaroni prima è stata aggredita con uno schiaffo alla tempia destra poi è stata pugnalata; Serena Mollicone la ragazza di Arce, prima è stata colpita sul sopracciglio sinistro che l’ha fatta svenire e poi è stata soffocata con una tecnica sofisticata; Alberica Filo della Torre (delitto dell’ Olgiata) è stata colpita con uno zoccolo alla tempia dopo un tentativo di strangolamento. Gli esempi di tecniche combinate con diverse tipologie criminoesecutive e un assasino unico sono innumerevoli”.

A questo punto vien da chiedere se la frattura al cranio sia stata prodotta sul luogo del delitto o sul canalone. Replica Carmelo Lavorino:

“Il fatto che la frattura al cranio possa essere stata causata non precipitando sul muro di calcestruzzo del canalone e/o sul canalone stesso, ma da un colpo alla testa, ci parla di una criminodinamica diversa ma certamente non di due aggressori. E nemmeno ha valenza di conclusioni scientifiche la dichiarazione che ho sentito a Mattino5: “… quando si cade da un’altezza di quel tipo, se il soggetto è vivo, ci sono delle fratture sulle braccia in quanto si cerca di attutire la caduta…”, ma qui, in realtà, non abbiamo questi segni perché  il bambino, quando è stato buttato nel canalone, era privo di sensi, quindi non poteva effettuare gli atti autoconservativi di mettere le mani e le braccia davanti al corpo per attutire la caduta come invece fanno i soggetti vigili e coscienti.

“Ritengo che tentare di dimostrare una tesi con presupposti e/o con ragionamenti fallaci è innanzitutto ostativo alla giustizia, alla verità ed a Veronica Panarello se è innocente”.

Con cosa è stato strangolato Loris Stival? con un laccio o con una fascetta da elettricista?

“Non condivido la dichiarazione che è impossibile per un adulto strangolare un bambino con una striscetta da elettricista perché il bambino si muove e la fascetta è corta e che, di conseguenza, l’arma del delitto sarebbe un’altra. Il bambino era paralizato dalla paura, incapace di reagire, sopraffatto dall’adulto, debole e sfiduciato, senza la forza di reagire, aggredito da un adulto pesante almeno 50 kg e molto forte nei suoi confronti: un adulto entrato nella spirale della rabbia distruttiva e maligna. Ed è altamente probabile che l’assassino prima abbia tramortito il bambino con tecnica di soffocamento o altra tecnica aggressiva, per poi strangolarlo”.

C’è però un punto, che il bambino presentava una dilatazione dell’anello anale di circa due centimetri, era senza mutandine, aveva i pantaloni bagnati di urina e era ben vestito dalla cintura in su, e che tutto questo fa pensare che il povero Loris sia stato vittima di violenza sessuale. Su questo Carmelo Lavorino replica:

“Basiamoci su dati certi (o da considerare tali sino a prova contraria) e scientifici, cioè, quelli provenienti dalla relazione autoptica del consulente del Pubblico ministero dott. Juvara, l’unico consulente che ha visto il cadavere. Questi ha escluso la violenza sessuale (recente e/o pregressa) e che il bambino fosse  sotto l’effetto di alcuna droga o farmaco. Abbiamo la documentazione che il medico legale prima dell’autopsia ha dichiarato che i pantaloni erano slacciati (bottone e zip) e leggermente abbassati e che il bambino era privo delle mutandine, che la dilatazione anale era di circa due  centimetri e che per tale motivo non venne presa la temperatura rettale, che sul gluteo sinistro vi erano tre tagli paralleli, che non vi era nessuna traccia di colluttazione, che le suole delle scarpe erano pulite e che vi erano segni di strusciamento sulla parte superiore della scarpa destra, che vi era stata una minima fuoriuscita di sangue e siero dal naso (tale da causare una chiazza di 8 × 7 centimetri sul cemento del canalone).

“Dopo l’autopsia e ricevuti i risultati degli esami di laboratorio del tipo  istologico e tossicologico, il medico legale ha elencato le seguenti conclusioni di cui riporto una sintesi:

– la causa della morte di Lorys è da attribuire con certezza ad asfissia da strangolamento;

– l’ora della morte è da collocarsi fra le 8.30 e le 10.00 del mattino del 29 novembre;

– la lesione “in vitam” che ha causato la morte è quella sul collo (un solco continuo sull’intera superficie) e tale lesione è “compatibile” con le fascette stringicavo 280 × 4,5 del tipo di quelle presenti in casa Stival;

– la frattura complessa della teca cranica è avvenuta “in limine vitae”, cioè nei 3-4 minuti successivi allo strangolamento;

– sono state riscontrate altre due lesioni “in limine vitae” (1) sul collo, causata da un oggetto da punta e taglio (forse forbici), fra il retro dell’orecchio destro e la mandibola, (2) sulla parte superiore di entrambi i polsi, come se al bambino dopo lo strangolamento i polsi fossero stati legati insieme;

– il bambino non era sotto l’effetto di alcuna droga o farmaco;

– non sono emerse violenze carnali, né recenti né pregresse;

– lo stomaco era vuoto, così come il duodeno e l’esofago, mentre erano presenti feci nell’ampolla rettale.

Ebbene, tutto questo mi fa ritenere, anche se non lo escludo, che il contesto dell’omicido a sfondo pedofilo sia improbabile e se invece il contesto fosse della pedofilia le questioni della diversità delle lesioni non significa nulla in tal senso: sicuramente occorrono degli approfondimenti tramite una perizia medico-legale che non lasci punti oscuri e colmi tutte le lacune, se possibile. Però, se il difensore della signora Panarello avesse nominato un proprio consulente tecnico (la madre fu immediatamente sospetttata) per farlo partecipare agli accertamenti autoptici, oggi avremmo meno eventuali lacune su cui disquisire e piangere.

Quindi la pedofilia non c’entra col delitto?  E allora Veronica Panarello è innocente o colpevole?

“Non escludo nulla, ma mi piace basarmi su dati, presupposti e ragionamenti scientifici e metodi robusti, non su fantasie o pregiudizi. Comunque nel dicembre del 2014, quindi qualche giorno dopo l’arresto della madre, rilasciai al quotidiano La Sicilia la seguente intervista, dove non escludevo né l’innocenza della signora e né la pista pedofila o l’omicidio a sfondo sessuale.  Eccola.
− INTERVISTA DEL DICEMBRE 2014 AL QUOTIDIANO “LA SICILIA”
«Abbiamo tre opzioni principali: madre assassina, madre che copre l’assassino; madre innocente. Lasciamo agli inquirenti la prima e la seconda e concentriamoci sulla terza, cioè “madre innocente”».

«Allo stato dei fatti e delle nostre conoscenze gli inquirenti hanno individuato, raccolto e organizzato una serie di indizi che singolarmente e nel loro insieme sono realmente gravi, precisi e concordanti nello stringere il cerchio attorno a Veronica Panarello, col presupposto fondamentale e certissimo che Loris sia rientrato in casa alle 8:31. A questo punto la donna può salvarsi “se e solo se” riuscirà a dimostrare che tutti gli indizi sinora interpretati come colpevolizzanti nei suoi confronti, possono essere letti in modo alternativo».

E quindi indicare un altro assassino?

«L’alternativa deve mettere a posto tutti i tasselli del puzzle senza alcuna incoerenza interna ed esterna. Ogni scenario prevede che Loris sia ucciso da una o più persone che chiamiamo “combinazione criminale” o soggetto ignoto. Se Loris è la sagoma vista entrare alle 8:31 l’omicidio si è sviluppato nel garage, in uno degli appartamenti condominiali o a casa della madre. Se la sagoma non è di Loris gli scenari cambiano completamente e la madre ovviamente esce dai sospetti, a prescindere dalle sue incertezze, imprecisioni, contraddizioni e bugie. Premetto che non sono d’accordo sull’ora della morte fra le 9 e le 10,30, la forbice temporale è sicuramente maggiore. «Gli scenari possibili sono esattamente sei. Eccoli:

SCENARIO 1 – Omicidio organizzato dalla “combinazione criminale” per vendetta contro la madre e per odio contro il piccolo. La combinazione si appropria del bambino, lo uccide, segue a distanza i movimenti della madre e decide d’incastrarla sovrapponendosi ai suoi movimenti in macchina. Usa le fascette perché è a conoscenza che a casa di Panarello sono presenti e fa attenzione a non lasciare tracce biologiche, dattiloscopiche e documentali visive. Per questo taglia ed elimina le fascette e si muove con circospezione. In tal caso l’assassino può essere donna o uomo e sicuramente conosceva il bambino e ne aveva la fiducia. I tragitti mattutini di Veronica che si reca al Vecchio Mulino alle 8:34, torna a casa alle 8:48, esce alle 9:23 e torna in zona Vecchio Mulino alle 9:27 prima di recarsi a Donnafugata sono noti all’assassino che, fra l’altro, la controllava da lontano o in altro modo. Per tale motivo ha deciso di andare a scaricare il corpicino del bambino proprio in quella zona. E nemmeno è da escludere che, conoscendo il passato di Veronica, sapesse che la stessa in passato aveva vissuto in tale zona e ha giocato anche a incastrarla. È comunque interessante che il Vecchio mulino fosse noto anche a soggetti della malavita e della tossicodipendenza.

SCENARIO 2 – Omicidio situazionale e strumentale per tacitazione testimoniale. Il bambino torna a casa e trova in garage, nelle scale o a casa l’assassino che, nell’ultimo caso, si è introdotto per furto, per fare un dispetto alla famiglia, o altro motivo. Il bambino riconosce l’intruso il quale in preda alla rabbia lo blocca e lo uccide. L’assassino ha le chiavi del portone o del garage e, se si è introdotto in casa, ha anche le chiavi di casa che ha potuto procurarsi in diversi modi. Sapendo delle telecamere si è mosso con accortezza e con stratagemmi ad hoc.

SCENARI 3-4-5-6 – Omicidio a sfondo sessuale, o in seguito a litigio. Lo scenario è identico anche in caso di morte per disgrazia o in seguito a gioco. Loris dal garage sino all’uscio di casa è incappato in una situazione pericolosa divenuta criminogena e poi esplosa, situazione pericolosa che va dalla tentata aggressione sessuale a un litigio fa minori. L’assassino o dei complici (familiari, amici, compagni di gruppo) hanno poi effettuato il trasporto in località Vecchio mulino con le accortezze del caso. Le accortezze di autosicurezza e per farla franca da parte della combinazione criminale iniziano dal post mortem».

L’impressione, viene da osservare, è che ci si muova su un terreno franoso e scivoloso, se non su una nuvola teorica.

“Assolutamente no, perché o la difesa di Veronica produce le strade, i modi e le prove dell’alternativa logica e valida, oppure la donna verrà condannata, questo a prescindere dalle valutazioni di diritto sugli indizi.
E la difesa di Veronica – se non addirittura il marito – dovrebbe trovare i riscontri a una di queste alternative. Il marito ha tutti gli interessi e le motivazioni per individuare il vero colpevole, sia questi la moglie o altre persone».

E come spiega le menzogne, le incongruenze e le contraddizioni di Veronica?

«Dando per scontato che la famosa sagoma sia proprio di Loris, in uno scenario innocentista può essere accaduto che Veronica per motivi sconosciuti (punizione, litigio, altro) abbia mandato indietro il figlio, oppure non si sia accorta che non è entrato in macchina perché la fretta, lo stress e l’abitudine l’hanno distratta. Nel frattempo Loris entra nel condominio e viene ghermito dall’assassino che è entrato in modo da non essere ripreso dalla videocamera, oppure è del condominio o era presente per altre ragioni. Veronica alle 8:48 torna a casa e non lo trova. Pensa di essere imballata mentalmente e di avere accompagnato il bambino a casa.
Quando va a scuola non lo vede e scattano i vari meccanismi di difesa dell’io, fra cui l’amnesia dissociativa. In tal modo spieghiamo la “famosa menzogna” del “non accompagnamento a scuola”, la confusione e le imprecisioni. Del resto il suo stato psichico, anche in seguito alla notizia della morte del figlio, era particolare e con le facoltà cognitive allentate».
Però Veronica ha il profilo psicologico per essere l’assassina, giusto?

«Lo stato psichico di Veronica, il suo back-ground, il carattere, l’aggressività infradomestica, la solitudine e le sue negatività che sicuramente si rifiutava di riconoscere e che potrebbe avere proiettato sul figlio sono tutte caratteristiche che giocano contro di lei. Qui i casi sono due: o piove sul bagnato e Veronica è maledettamente sfortunata con situazioni, eventi e coincidenze coalizzatisi contro di lei, oppure l’assassino era a conoscenza delle sue caratteristiche psicologiche, di opportunità e di capacità esecutive e ne ha approfittato dopo la morte del bambino. Elenco una serie di indicatori che non sembrano essere compatibili con la figura della madre assassina nel caso di morte per omicidio volontario. Il disprezzo verso il corpo, l’assenza di ogni segno di rimorso, lo scaricamento del corpo in quella maniera violenta e veloce, il volere disfarsi di un fardello scomodo e pericoloso sono tutti indicatori di una persona che non nutriva da tempo sentimenti di affetto verso il bambino, cosa che invece la madre sino a poche ore prima della scomparsa di Loris ha mostrato e vissuto. Attenzione, in moltissimi casi di uccisione del tipo familiare l’assassino/a lascia una traccia di rimorso o negazione psichica, quale aggiustare il cadavere, coprirlo, lasciarlo in posa non umiliante. Invece il bambino è stato buttato ancora vivo, come un fantoccio da deumanizzare, con i pantaloni abbassati, quasi a volerlo degradare, in mezzo all’immondizia. Altro aspetto importante è l’avere coperto il capo del bambino col cappuccio della felpa: un atto che non è di rimorso/negazione psichica, bensì strumentale a nasconderlo. E ancora l’eliminazione delle fascette tramite forbici procura lesioni al corpo mentre il bambino è ancora vivo. La circostanza denota due aspetti molto forti: l’assassino ha eliminato l’arma del delitto contenente il proprio dna e le proprie impronte digitali e, contemporaneamente, ha prolungato il proprio contatto corporeo e fisico con la vittima, addirittura facendola soffrire maggiormente. Ebbene, l’atto implica sadismo fisico, psicologico e odio covato per settimane. Non è compatibile con la madre assassina.
La metodica omicidiaria dello strangolamento volontario tramite fascetta implica una serie di atti logici, mirati, organizzati e consequenziali, che male si adattano ai tempi ristretti di Veronica e allo stato compulsivo di madre assassina».
L’assassino sarebbe quindi un esterno.«Tre aspetti sono compatibili con la figura di un assassino esterno: il modus operandi spietato, veloce, accurato e organizzato; l’assenza di tracce psicologiche quali la negazione psichica e il rimorso, la messa in posa e la composizione del cadavere, e la presenza di tracce psicologiche quali il disprezzo e l’odio verso il bambino vivo e morto, la procurata sofferenza e il non avere retrocesso dall’azione assassina. E infine la mancata pianificazione di attività per “farla franca” da parte di Veronica. Prima fra tutte, il non avere previsto di essere ripresa dalle videocamere».

Dopo la lunga citazione della intervista alla Sicilia, viene una domanda sulla consulenza dell’ing. Carmelo Lo Curto, secondo il quale al volante non c’era Veronica Panarello ma un soggetto maschile.

“Come sto dicendo da 14 mesi occorre una perizia disposta dal Giudice da affidatare a periti, quindi superpartes, che analizzino TUTTI i filmati di TUTTE le telecamere – naturalmente allineando e sincronizzando gli orari – per stabilire UNA VOLTE PER TUTTE i movimenti della macchina della Panarello e di altre macchine interessati, individuarne   i percorsi, individuare e definire (indicando il grado di probabilità) UNA VOLTA PER TUTTE chi fosse alla guida, chi accanto, chi dietro e quant’altro utile. Alla perizia parteciperebbero come consulenti della difesa dell’imputata Veronica Panarello sia l’ing. Carmelo Lo Curto che ha concluso nella sua relazione tecnica che la persona alla guida era un uomo, sia gli ausiliari del Pubblico ministero nel personale della Polizia scientifica, sia i  consulenti delle persone offese.

“La perizia dovrebbe risolvere anche il quesito se la sagoma vista uscire e poi rientrare alle 8:31 sia realmente di Lorys Stival ed elaborare una seria e scientifica ricostruzione cronologica degli eventi, dei comportamenti, dei movimenti e dei posizionamenti di tutte le persone del palazzo della Panarello e delle persone informate dei fatti”.

 

Conclusione di Carmelo Lavorino:

“Gli scenari omicidiari, nel caso di non colpevolezza di Veronica, possono essere diversi, e nemmeno sono da escludere gli scenari della tentata violenza carnale o di un “gioco” erotico finito male e sfociato nella follia distruttiva. In tal caso si devono comprendere i motivi delle menzogne della madre di Loris (ho le mie idee in merito), però senza inventare i marziani scesi sulla Terra e tentare voli pindarici giusto per fare scalpore e nulla più.  Il fatto che le tecniche aggressive nei confronti del bambino siano una di strangolamento e l’altra colpitrice o di precipazione, il fatto che il bambino non avesse le mutandine e presentasse invece i pantaloni bagnati di urina, il fatto che l’arma del delitto sia un laccio e non una fascetta non dimostrano minimamente che gli assassini siano in numero di due e che ci troviamo di fronte a una tentata violenza sessuale.  Per dimostrare il contesto della pedofilia occorrono altri argomenti, indicatori e ragionamenti”.

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  • Il criminologo Franco Bruno ha lanciato la teoria che Loris Stival sia stato ucciso da un pedofilo
  • Antonella Panarello, sorella di Veronica e zia di Loris, ha accusato Veronica dell'uccisione
  • Carmelo Lavorino. Nella uccisione di Loris Stival, non crede alla pista dei pedofili anche se non la esclude
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