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Ravenna, marocchino deruba anziana: torna e stupra badante

Un ladro marocchino sarebbe entrato nella casa di un'anziana per rubare un tablet ma sarebbe comunque rientrato in casa per tentare di violentare la badante

Ravenna, marocchino deruba anziana: torna e stupra badante

Ravenna, marocchino deruba anziana: torna e stupra badante

ROMA – Un ladro marocchino sarebbe entrato nella casa di un’anziana a Ravenna per rubare un tablet ma, dopo la chiamata al 112, sarebbe comunque rientrato nella casa per tentare di violentare la badante polacca. Una storia incredibile raccontata da il Giornale:

L’allarme alla stazione dei carabinieri è scattato verso le 22. Una donna ha chiamato il 112 per lamentare la sottrazione di un tablet da parte di un marocchino. L’operatore, che ha risposto alla chiamata, ha subito capito che la situazione poteva degenerare e ha avvertito subito una pattuglia che potesse andare a controllare la situazione. I carabinieri intervenuti nell’abitazione a Bagnocavallo, paesino in provincia di ravenna, hanno trovato l’immigrato 34enne con i pantaloni abbassati in procinto di abusare della badante di origine polacca che prestava servizio nella casa. Secondo la ricostruzione l’uomo avrebbe sottratto il tablet in casa dell’anziana poi sarebbe tornato per stuprare l’assistente dell’anziana. Il marocchino ora si trova nel carcere di Ravenna. Oltre all’accusa di violenza sessuale, è accusato di violazione di domicilio e di furto aggravato.

Intanto a Ravenna è in corso una curiosa indagine per un misterioso cold case di 70 anni fa. Per ora non hanno dato esito le ricerche in alcuni pozzi di Borgo Fratti di Alfonsine, nel Ravennate, dei resti di Giuseppe Argelli, vigile urbano del posto scomparso 71 anni fa dopo essere uscito di casa scortato da due partigiani. Dopo avere nei giorni scorsi drenato il terreno che si trova a ridosso del fiume Senio e vicino a vecchie scuole elementari, gli inquirenti hanno scavato per alcune ore senza tuttavia trovare traccia alcuna della salma dell’uomo.

Sulla vicenda la Procura di Ravenna aveva aperto un fascicolo contro ignoti per omicidio volontario e occultamento di cadavere in seguito alla denuncia presentata alla locale Stazione carabinieri del figlio dello scomparso, il signor Tomaso di Cervia, che all’epoca aveva 10 anni e che la mattina del 7 febbraio 1945 vide il padre, nemmeno 40enne, uscire di casa accompagnato da due uomini del locale comitato di liberazione per non fare più ritorno.

Lo spunto per la denuncia, risalente al maggio scorso, era a sua volta nato grazie a una fonte, presumibilmente il figlio di un partigiano, che aveva rivelato allo scrittore ravennate Gianfranco Stella il possibile luogo di occultamento del cadavere del vigile urbano dopo l’omicidio. Il tutto è stato descritto in un libro: ‘I grandi killer della liberazione’.





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