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Vauro, vignetta Colonia: “Stupriamo noi le nostre donne”

"Europa. Dopo i fatti di Colonia uno scatto di orgoglio. Le nostre donne ce le stupriamo noi". Questa la vignetta di Vauro molto criticata dal Giornale e da Libero.

La vignetta di Vauro

La vignetta di Vauro

ROMA – “Europa. Dopo i fatti di Colonia uno scatto di orgoglio. Le nostre donne ce le stupriamo noi”. Questa l’ultima vignetta di Vauro che sta facendo discutere il Web. Vignetta pubblicata sul Fatto Quotidiano e che fa riferimento ai fatti di Colonia dove centinaia di donne sono state molestate da alcuni profughi nella notte di Capodanno. “Lo sfregio di Vauro alle donne stuprate a Colonia: ecco la sua vignetta-vergogna” scrive Libero. Che poi accusa: “Dopo i distinguo di tanti esponenti di sinistra sulle barbarie di quella notte, lo schiaffo di Vauro alle vittime dei fattacci in Germania era una tassa evitabile”.

Stessa linea per il Giornale: “Vauro non ha avuto la decenza di tacere nemmeno davanti agli stupri. Non ci saremmo mai aspettati una condanna senza se e senza ma di questi arabi, che considerano la donna meno di zero, ma il silenzio sì”. Intanto dalla Germania continuano ad arrivare nuovi dettagli. E secondo le ultime ricostruzioni c’è anche la città di Bielefeld, in Westfalia, all’elenco di quelle in cui si sono registrate violenze e molestie: secondo il “Westfalen Blatt” 500 uomini avrebbero forzato l’ingresso in una discoteca, l’Elephant Club, e avrebbero molestato molte donne. La polizia ha confermato che sono arrivate le prime denunce di donne. a notizia arriva mentre proseguono le indagini per individuare i responsabili di Colonia dove le denunce per la notte di San Silvestro sono intanto salite a 516 di cui, secondo quanto comunicato dalla polizia locale, nel 40% dei casi per molestie sessuali. Secondo il ministro tedesco dell’Interno Heiko Maas, quanto accaduto a Colonia è stato pianificato e organizzato. Alla Bild, Maas ha detto: “Quando una tale orda si riunisce per commettere reati, è chiaro che ci sia dietro una pianificazione. Nessuno può dirmi che non fosse una cosa coordinata o preparata”.