Politica Europa

Antonio Tajani presidente Europarlamento. Accordo fra Ppe e Alde, Guy Verhofstadt si ritira

Antonio Tajani presidente Europarlamento? Accordo fra Ppe e Alde, Guy Verhofstadt si ritira

Antonio Tajani EPA/OLIVIER HOSLET

Antonio Tajani è stato eletto presidente del parlamento europeo grazie a un accordo fra i principali partiti di centrodestra, Popolari e Liberali (68 europarlamentari). I gruppi Ppe e Alde hanno siglato un accordo di cooperazione per il quale il liberale dell’Alde Guy Verhofstadt ha ritirato la sua candidatura.

È stata comunque una battaglia dura con un altro italiano, il candidato dei “socialisti e democratici” Gianni Pittella. In un voto che potrebbe avere ripercussioni a catena sulle altre istituzioni dell’Ue, Commissione e Consiglio europeo. Essendo stato eletto Tajani, che è del Ppe, i socialisti non potranno che dare battaglia per una delle altre presidenze, detenute al momento da altri due popolari, Jean-Claude Juncker e Donald Tusk.

In Europa non c’è mai stato un partito che abbia fatto l’en plein senza lasciare nemmeno una carica alla minoranza. Nell’aula di Strasburgo, in ogni caso, una competizione come questa non si è mai vista negli ultimi anni. Da quando il parlamento è eletto a suffragio universale, vale a dire dal 1979, i presidenti sono quasi sempre stati scelti grazie a patti tra i gruppi politici, che spesso si sono alternati nella carica.

Ecco come è andata la votazione. Dopo il primo scrutinio nessuna candidatura è stata ritirata e nessuna si è aggiunta. Hanno votato 718 deputati, 35 le schede nulle. Essendo 683 i voti validi, per essere eletto Tajani avrebbe dovuto quindi raggiungere quota 342; ne ha presi invece 274. Gianni Pittella ha avuto 183 voti, Stevens 77, Lambert 56, Forenza 50 e Rebega 43. Tajani ha incrementanto i propri consensi rispetto al perimetro del gruppo Ppe, che conta 217 membri. Pittella è invece leggermente al di sotto (nel gruppo S&D sono 189 i deputati). Hanno incrementato di pochissimo, mantenendo dunque il pieno sostegno dei loro gruppi, gli altri candidati, espressione di conservatori, verdi, sinistra unitaria, Europa delle nazioni,

Nel secondo scrutinio per la presidenza del Parlamento Ue, Tajani è sempre avanti con 287 voti. Pittella a quota 200, Forenza 42, Lambert 51, Rebega 45, Stevens 66.

Aumentano i voti per Tajani al terzo scrutinio: 291 al candidato popolare, 199 per Pittella, Forenza 45, Lambert 53, Rebega 44, Stevens 58. Nessuno raggiunge la maggioranza assoluta, quindi si va al quarto scrutinio con un ballottaggio fra Tajani e Pittella.

Prima dell’ultima votazione Tajani riesce a convincere il gruppo dei conservatori Ecr, che annunciano il sostegno alla candidato del Ppe “dopo avere ricevuto una serie di impegni politici da parte sua”. Con i 74 voti conservatori si allarga la forbice con il candidato socialista Gianni Pittella. In precedenza il gruppo Ecr aveva preso le distanze dall’intesa stretta da Ppe e Alde che ha portato alla convergenza dei liberali di Guy Verhofstadt su Tajani.

Anche con la convergenza di Verdi e sinistra unitaria, la rincorsa di Pittella è apparsa disperata. Al quarto scrutinio Tajani è stato eletto presidente del Parlamento Ue con 351 voti dall’Assemblea di Strasburgo, contro i 282 ottenuti dal candidato socialista. Alla fine, lo scarto è stato di 69 voti, con 80 astenuti.

In ogni caso, una corsa con una suspense simile l’aula di Strasburgo non la vedeva da decenni. L’ultima volta, e l’unica, in cui si era arrivati al quarto turno di votazioni era stata nel 1982 per l’elezione dell’olandese Piet Dankert. Fu anche l’ultima elezione “vera”, dato che da allora i presidenti sono sempre stati scelti con accordi preventivi tra i gruppi politici, che spesso si sono alternati nella carica nel corso della legislatura.

Silvio Berlusconi si è detto “orgoglioso” del suo ex portavoce: “L’elezione di Antonio Tajani a Presidente del Parlamento Europeo mi riempie di gioia e di orgoglio come italiano e come Presidente di Forza Italia: ad Antonio sono legato da amicizia e affetto sin dal 1994 quando fu con me uno dei cinque fondatori di Forza Italia. Da allora il suo impegno politico è sempre stato intenso, lineare, coerente e gli elettori lo hanno confermato ben quattro volte al Parlamento Europeo. Il suo lavoro in Europa, sia come eletto, sia nel periodo nel quale è stato indicato dal nostro governo come Commissario Europeo e Vice Presidente della Commissione, gli è valsa una generale stima, anche al di fuori dei confini del nostro Paese e della nostra area politica”.

“In un momento nel quale l’idea stessa di Europa è messa da molte parti in discussione e gravi problemi rendono arduo il cammino ed incerte le prospettive dell’Unione – prosegue Berlusconi – , sono certo che il Presidente Tajani svolgerà la sua alta funzione con impegno ed equilibrio, per rafforzare il ruolo dell’Istituzione europea, il Parlamento che è la più diretta espressione dell’Europa dei popoli e dei suoi cittadini, il simbolo della appartenenza ad una storia e ad una civiltà comune. L’elezione di Tajani significa anche che in Europa vi è una sola prospettiva politica vincente: quella dei liberali, dei cristiani, dei riformatori, del centro moderato alternativo alla sinistra”.

Non esulta Giorgia Meloni. La presidente di Fratelli d’Italia affida il suo commento a Facebook: “Un italiano, Antonio Tajani, è stato eletto presidente del Parlamento Europeo. Mi piacerebbe che si rendesse protagonista di una fase di cambiamento nella quale le istituzioni agiscono per il bene dei popoli europei e non per difendere gli interessi della grande finanza e delle lobby economiche. Da italiana ne sarei fiera. Purtroppo Tajani è stato eletto dai partiti della Merkel, di Juncker, di Mario Monti, di Alfano e temo che resterà fedele a questi signori che hanno trasformato la UE in un comitato d’affari di truffatori e usurai”.

Negativa anche la reazione di Matteo Salvini, segretario della Lega Nord ed europarlamentare fra i più assenteisti: “La Lega si è rifiutata di votare due servi dello stesso padrone tedesco. Tajani? Macché italiano. E’ solo l’ennesimo domestico al servizio della Merkel. Pur di portare a casa la poltrona europea, Fi ha chiesto e ottenuto i voti degli amici di Monti e di Prodi, dei difensori dell’euro, delle banche e dell’immigrazione di massa che stanno massacrando l’Italia. Se il buongiorno si vede dal mattino, tanti saluti a Forza Italia. Chi difende quest’Europa e l’euro fa il male dell’Italia e non sarà alleato della Lega”.

Nel fare gli auguri al suo successore, il presidente uscente del Parlamento europeo Martin Schulz ha scherzato su Berlusconi, persona a cui Tajani è legato sin dall’inizio della sua storia politica: “Il suo più caro amico politico non è certo il mio, ma certo questo non ha impedito una fruttuosa collaborazione”. Celebre l’episodio in cui il Cavaliere apostrofò Schulz dandogli del kapò. Durante il passaggio di consegne i due presidenti si sono ringraziati a vicenda per la collaborazione degli ultimi due anni e mezzo, in cui Tajani ha svolto il ruolo di primo vicepresidente. “Pur appartenendo a famiglie politiche differenti – ha detto Tajani – abbiamo lavorato bene insieme. La sua attività ha contribuito a rafforzare il ruolo del parlamento. Gli faccio i miei migliori auguri per una brillante continuazione della sua carriera politica”. Schulz ha annunciato nei mesi scorsi la volontà di candidarsi alle prossime elezioni politiche in Germania.

Trentotto anni dopo Emilio Colombo, dunque, l’Italia esprime di nuovo un presidente del Parlamento europeo, un ruolo che negli ultimi anni ha acquisito un peso sempre maggiore, con la presidenza di Martin Schulz e dopo le riforme del Trattato di Lisbona che hanno aumentato le competenze dell’aula di Strasburgo. A prescindere dal vincitore, un’occasione per l’Italia per pesare di più in Europa nel momento della sua crisi più forte, in cui non mancano le frizioni tra Roma e Bruxelles su vari fronti, dalla flessibilità nei bilanci alla crisi migratoria. Sullo sfondo di questa elezione, restano le alchimie da definire per le altre istituzioni dell’Unione europea, oggi tutte presiedute dal Ppe. Finora l’equilibrio si era retto su una grande coalizione tra popolari, liberali e socialisti che oggi – ribadisce Pittella – “non ci sarà più”. Dalla Commissione però si dicono “fiduciosi” che invece la collaborazione continuerà. Resta da definire in che termini, dato che i popolari hanno già annunciato che non intendono rinunciare a nessuna delle tre presidenze.

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