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Asotthalom (Ungheria), il paese in cui musulmani e gay sono banditi

Asotthalom (Ungheria), il paese in cui musulmani e gay sono banditi

BUDAPEST – In Ungheria c’è una cittadina in cui gay e musulmani non sono i benvenuti, e il velo integrale e la costruzione di moschee sono vietati, così come l’ostentazione della propria omosessualità. La cittadina in questione si chiama Asotthalom, un grazioso centro agricolo ungherese. Il suo sindaco, Laszlo Toroczkai, esponente di Jobbik (il partito di destra estrema che contesta in Parlamento la maggioranza nazionalconservatrice della Fidesz di Viktor Orbàn) ha varato dure leggi contro la presenza di musulmani e omosessuali.

“Qui siamo tutti bianchi, europei e cristiani, vogliamo mantenere questa situazione e non vogliamo immigrati o omosessuali”, ha spiegato in una intervista alla Bbc. “Vogliamo dire benvenuto prima di tutto a gente dall’Europa occidentale che non vuole vivere in una società multiculturale, non vorremmo attirare musulmani nella nostra città, che tiene molto a preservare le proprie tradizioni. Se molti musulmani arrivassero qui sarebbero incapaci di integrarsi nella comunità cristiana”.

Asotthalom, del resto, visse la grande ondata migratoria del 2015, la stessa che portò il presidente Orban ad erigere barriere alle frontiere con la Serbia per fermare i flussi di profughi che seguivano la rotta balcanica. In realtà furono pochi i migranti che decisero di fermarsi in Ungheria: la gran parte voleva andare in Austria, Germania o Svezia.

Ad Asotthalom, in particolare, vivono solo due persone musulmane, perfettamente integrate con la comunità, come hanno raccontato sempre alla Bbc due abitanti del luogo. Anche i gay sembrerebbero più ben accetti dalla popolazione di quanto non faccia credere il suo sindaco. Eppure il fatto che lui sia stato eletto, così come il fatto che il Paese abbia eletto e rieletto Orban, è il sintomo di un timore che permane, più o meno dichiarato, come ha confessato una residente alla Bbc, ricordando il 2015:

“Avevamo paura delle masse di migranti che camminavano attraverso la nostra cittadina, ho passato lungo tempo chiusa a casa da sola con i miei figli, avevo paura”.

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