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“Auschwitz insegna che bisogna difendere i cittadini”… Dai migranti. Bufera sulla premier polacca

"Auschwitz insegna che bisogna difendere i cittadini"... Dai migranti. Bufera sulla premier polacca

“Auschwitz insegna che bisogna difendere i cittadini”… Dai migranti. Bufera sulla premier polacca

ROMA – “Auschwitz insegna che bisogna difendere i cittadini”… Dai migranti. Bufera sulla premier polacca. “Auschwitz è stata una grande lezione e dimostra che bisogna fare tutto ciò che è possibile per proteggere i propri cittadini”. Lo ha affermato la premier polacca Beata Szydlo all’indomani della decisione dell’Ue di avviare la procedura di infrazione contro Varsavia per i mancati ricollocamenti dei migranti da Italia e Grecia. Le dichiarazioni della primo ministro nel corso della cerimonia della fondazione del museo dei Giusti di Auschwitz.

Immediate le polemiche. “Infamia!” ha twittato il caporedattore di Newsweek Tomasz Lis, aggiungendo che “Auschwitz è una lezione dell’odio, che Lei, signora Szydlo consapevolmente sta inculcando nelle teste degli uomini”. Critico anche il partito di opposizione Nowoczesna (Moderna), secondo cui il partito conservatore Diritto e giustizia (Pis) al governo dal 2015 sta “sfruttando ogni occasione”, anche quella di oggi per i propri scopi politici. “Vi invito a leggere per intero il discorso della premier”, ha replicato il portavoce di Szydlo, Rafal Bochenek.

Anche il presidente del Consiglio europeo, l’ex premier polacco Donald Tusk (fra l’altro non votato per il prestigioso incarico Ue proprio dai suoi connazionali al governo) è intervenuto via Twitter: “Certi discorsi in un luogo come questo non dovrebbero mai uscire dalla bocca di un primo ministro polacco”. Un ex ministro della Difesa ha denunciato le parole della Szydlo qualificandole come “una disgrazia su scala globale”.

La premier, figlia di un minatore e fra l’altro nata proprio ad Auschwitz, è considerata non solo dagli oppositori come una mera estensione del cerchio dei fratelli Kaczyński (uno è morto in un incidente aereo) e del loro partito Diritto e Giustizia, schierato su posizioni clericali e identitarie e che propugna una chiusura totale nei confronti degli immigrati cui rifiuta ogni forma di accoglienza a costo di mettere a rischio le relazioni con i partner europei.

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