Politica Europa

Azzardo inglese, prima Cameron ora May giocano alla roulette elezioni

Azzardo inglese, prima Cameron ora May giocano alla roulette elezioni

Azzardo inglese, prima Cameron ora May giocano alla roulette elezioni

ROMA – Azzardo inglese: in Gran Bretagna si vota l’otto di giugno e i britannici lo sanno da…ieri. (Da noi si parla di elezioni dal 2.o13, dal giorno dopo che si è votato l’ultima volta ma in realtà al ceto e sistema politico e anche alla gente-pubblica opinione quel che piace di più non è votare davvero, è fare eterna campagna elettorale).

In Gran Bretagna si vota l’otto di giugno e lo ha deciso un capo di governo che più e più volte nei mesi precedenti aveva escluso ci potessero essere nuove, anticipate elezioni prima del 2.020. (Da noi sarebbe stato deriso, linciato, travolto per il voltafaccia e accusato di, ovviamente, calpestio e sfregio di Costituzione).

In Gran Bretagna si vota l’otto di giugno perché il capo del governo sceglie di usare le elezioni o comunque il voto popolare come una carta nel mazzo del poker, la quinta carta. Se “entra” quella giusta, allora è punto grosso in mano al premier. Se però la quinta carta non “entra”, allora la mano vincente tentata, costruita, azzardata può diventare la mano perdente. Insomma in Gran Bretagna si vota l’otto di giugno perché la May prova il colpo grosso. Sta diventando una tradizione britannica quella di giocare alla roulette elezioni.

David Cameron a suo tempo non tanto tempo fa pensò di fare una mossa astuta. Governava, era primo ministro. Ma era infastidito da una fronda interna al suo partito, i conservatori. E non aveva gran margine di seggi in Parlamento per ignorarla. Infastidito era anche dai nazionalisti dell’Ukip. Ukip e fronda dei conservatori erano entrambi anti Europa. E allora Cameron disse a se stesso: faccio un referendum (cui non era obbligato e che nessuno davvero chiedeva) su Gran Bretagna dentro o fuori Europa. Prima mi facci dare dalla Ue facilitazioni e vantaggi (ottenuti) così l’elettorato vota per restare e io esco dalla vicenda più forte che pria ed è come se avessi vinto le elezioni meglio, molto meglio di quanto le ho vinte davvero.

E fu referendum inventato da Cameron. E fu Brexit. E fu Gran Bretagna spaccata 52 a 48 per cento. E fu la fine politica di Cameron. E fu soprattutto l’avvio di qualcosa, la Brexit, che nessuno sa davvero cosa sia. Non lo sa nemmeno Teresa May che vorrebbe la Brexit come una frittata dove per farla non si rompono le uova, non quelle britanniche almeno. Si rompano le uova europee è la richiesta di Londra alla quale la Ue ha ovviamente risposto picche. E poi quando la Brexit arriverà davvero la May sa che non sarà una festa per molti britannici, che ci sarà chi ci rimetterà soldi e sicurezza sociale, finora la Brexit è stata solo una parola, perciò assolutamente indolore.

Quindi per non doversi confrontare con le carte e i punti degli altri seduti al tavolo del poker, May chiama la quinta carta: le elezioni. Ha guardato i sondaggi: il partito laburista giace derelitto a una ventina di punti percentuali là sotto. Effetto strame, spianato dalla leadership e linea politica di Corbyn (per capirci, alla grossa ma non tanto traducendo: una linea e guida Bersani). Liberal democratici ancora più giù e…

E attenzione però, la May gioca la mano con le carte che sembrano le migliori ma ha riaperto la mano, rimesso tutti e tutto in gioco. Gioca al votatemi la Brexit più forte e più h**d che c’è ma il 48 per cento dei britannici che ha votato per il remain c’è ancora. Ed è un 48 per cento trasversale ai partiti: ci sono stati elettori laburisti che hanno votato leave e conservatori remain. Soprattutto ci potrebbe essere un veicolo per ribadire in sede di voto il no alla Brexit, appunto i liberal democratici.

Indicendo elezioni anticipate per stravincere May ha indetto anche una sorta di partita di rivincita sulla Brexit, l’elettorato britannico potrebbe decidere di usarlo come tale, appunto come rivincita sulla Brexit. Non così tanto e così forte da scardinare l’esito del voto in sistema maggioritario, non insomma togliendo ai Conservatori il risultato finale di partito con più voti. Ma se gli anti Brexit decidono di salire per una volta sul veicolo liberal democratici e se i laburisti escono dal coma ideologico che li fa anti europei senza i voti degli anti Europa, se insomma le elezioni dell’otto di giugno vedessero sì la May prima ma gli altri partiti in crescita (senza dimenticare l’onda pro Europa del voto che verrà d Scozia e Irlanda), allora sarebbe una “cameronata” a rovescio.

Elezioni anticipate per fare forte e dura la Brexit si risolverebbero in una chiamata, adunata e conta dei britannici anti Brexit scoprendo che sono la metà e forse più dell’elettorato. Teresa May ha chiamato la quinta carta a poker avendo in mano l’ottima e promettente scala bilaterale, cioè quattro carte in sequenza che attendono una che le completi in scala appunto dall’alto o dal basso. Ottime possibilità, buon punto di partenza la scala bilaterale, ma se le quinta carta non entra, quattro belle carte che alla fine valgono meno di una coppia di sette. Eccola la storia, la partita, la mano delle elezioni in Gran Bretagna l’otto di Giugno 2.017.

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