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Brexit, il memo segreto del Governo May: “Non abbiamo un piano”

ROMA – Brexit, il memo segreto del Governo May: “Non abbiamo un piano”. Londra non ha “un piano” sulla Brexit né un accordo sulla “exit strategy”. Lo rivela un documento segreto ottenuto dal Times. Secondo la nota, scritta il 7 novembre da un consulente del governo e chiamata “Brexit Update” a causa delle forti divisioni tra i ministri di Theresa May “ci vorranno altri sei mesi” prima di mettere a punto un piano, il che rende praticamente impossibile l’attivazione del famoso articolo 50 a marzo, come annunciato dalla May.

Un portavoce di Downing Street ha smentito il documento. Nel governo della May ci sarebbero, secondo il documento, due schieramenti. Da un parte il ministro degli Esteri Boris Johnson con il ministro per la Brexit David Davis e il ministro per il Commercio internazionale Liam Fox.

Dall’altra il Cancelliere dello Scacchiere Philip Hammond con il ministro del Commercio Greg Clark. Ogni ministero, scrive il Times, ha sviluppato un piano per fronteggiare le conseguenze della Brexit, anche nel caso “dello scenario peggiore”. Ma quello che manca è un “piano del governo” e una “strategia complessiva per negoziare l’uscita” della Gran Bretagna dall’Unione europea.

Investimenti congelati per 65 miliardi di sterline in Gran Bretagna nei quasi cinque mesi trascorsi dal referendum pro Brexit. Lo rivela un rapporto condotto su un migliaio di aziende e rilanciato oggi dal Times. Si tratta di piani di sviluppo rimessi per ora nel cassetto, scrive il giornale, a causa delle incertezze sulla transizione verso l’uscita all’Ue, sul mantenimento o meno di un qualche accesso al mercato unico europeo e sul calo della sterlina.

Nel dettaglio, lo studio – condotto dal Centre for Economic and Business Research – rivela che meta’ delle imprese sondate ha sospeso almeno una parte dei progetti d’investimento. Un secondo rapporto aggiunge poi allarme all’allarme, malgrado l’andamento relativamente positivo dell’economia del regno in questi mesi e il mancato avverarsi di alcune profezie negative immediate, prevedendo a partire dal 2017 (oltre al temuto sganciamento di alcune grandi banche dalla City) anche un calo netto del potere d’acquisto medio dei salari: tendenza legata alla possibile contrazione del business e a una ripresa dell’inflazione.