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Brexit, Juncker: “Con la Gran Bretagna non sarà un divorzio consensuale”

BRUXELLES  – All’indomani della decisione del Regno Unito di dire sì alla Brexit e addio all’Unione europea, i leader dell’Unione si preparano ad affrontare la tempesta. “Quello tra l’Ue e il Regno Unito non sarà un divorzio consensuale, ma non è stata neppure una grande storia d’amore”, ha tuonato il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, che nei giorni precedenti al referendum era stato chiarissimo: “Out is out”, aveva detto ai britannici. Come dire: se scegliete la Brexit quella sarà, non si torna indietro.

Juncker vuole iniziare al più presto i negoziati con Londra, che, in base all’ormai famoso articolo 50 del Trattato di Lisbona che prevede il recesso di un Paese dall’Unione, prevedono tempi lunghi, di anni.

Da Berlino, dove sabato mattina si sono riuniti i ministri degli Esteri dei sei Paesi fondatori dell’Ue (quello tedesco Frank-Walter Steinmeier, quello italiano Paolo Gentiloni, quello francese Jean-Marc Ayrault, quello olandese Bert Koenders, quello belga Didier Reynders e quello lussemburghese Jean Asselborn), il tedesco Steinmeier ha voluto mandare il proprio messaggio di speranza:

“Nessuno ci ruberà la nostra Europa. Sono sicuro che questi Stati invieranno come messaggio che non permetteremo a nessuno di prendersi la nostra Europa, questo progetto di pace e di stabilità. Il processo per l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue, secondo l’articolo 50 del trattato di Lisbona, deve essere avviato il più presto possibile, per poterci poi concentrare sul futuro dell’Europa”.

UN NUOVO REFERENDUM – Intanto, però, nel Regno Unito in cui si cerca su Google che cosa è e come funziona l’Unione europea, qualcuno ha pensato bene di lanciare una petizione per un nuovo referendum che abolisca il risultato di quello del 23 giugno. La petizione, lanciata da un gruppo di parlamentari britannici sul sito petition.parliament.uk, ha superato le 800mila firme. “Chiediamo al governo di applicare una regola secondo la quale se le preferenze a ‘remain’ o a ‘leave’ sono sotto al 60% su un’affluenza inferiore al 75%, allora dovrebbe esserci un altro referendum”, recita la petizione che, come previsto, avendo superato le 100mila firme martedì sarà valutata dalla commissione incaricata e, nel caso, presentata in parlamento.