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Brexit, Theresa May a italiani in Gran Bretagna “Vogliamo che restiate, siete preziosi”

Brexit, Theresa May a italiani in Gran Bretagna "Vogliamo che restiate, siete preziosi"
Brexit, Theresa May a italiani in Gran Bretagna "Vogliamo che restiate, siete preziosi"

Un cittadina britannica protesta a piazza Santa Maria Novella (foto Ansa)

FIRENZE – “Vogliamo che rimaniate: diamo moltissimo valore a quello che fate”: la premier britannica, Theresa May, si è rivolta esplicitamente ai 600mila italiani che vivono a Londra per rassicurarli che, anche dopo la Brexit, vivranno in un Paese in cui “il sistema giuridico garantisce che i loro diritti saranno assicurati anche nel futuro”.

Lo ha fatto nell’atteso discorso sulla sua strategia per sbloccare il negoziato con l’Ue, un discorso che May ha voluto pronunciare a Firenze, per assicurare, proprio nella città europea che dal Rinascimento tesse il rapporto più privilegiato con Londra, che il negoziato per il divorzio da Bruxelles può avere successo. “Sono qui – ha esordito – per mostrare come la Gran Bretagna potrà diventare l’alleato e il partner più forte dell’Ue” dopo la Brexit.

L’obiettivo è creare una nuova partnership, che sia vantaggiosa per entrambe le parti, che “sia un successo per tutti I nostri popoli”; e May si è detta “ottimista” sull’esito, anche se ha invitato i leader europei ad essere “fantasiosi e creativi”. In particolare, per la prima volta, la premier ha detto pubblicamente che ci sarà una fase di transizione, “un periodo di attuazione” (“due anni, ma forse meno”) dopo l’uscita del Regno Unito dall’Ue per consentire ai cittadini britannici e alle imprese di adattarsi al nuovo regime.

Una fase di transizione da concordare “quanto prima”: due anni in cui Londra continuerà a versare contributi all’Ue per mantenere i correnti legami con il mercato unico, mantenendo la giurisdizione anche della Corte Europea di Giustizia; due anni per dare ai britannici il tempo di prepararsi e alle aziende quello di attrezzarsi. Due anni, fino al marzo 2021, dunque, durante i quali Londra continuerà a versare contributi nelle casse di Bruxelles, sanando dunque quel ‘buco nero’ che potrebbe crearsi nelll’attuale bilancio quinquennale (che termina nel 2020) con l’uscita di Londra.

May non ha rivelato quanti soldi è disposta a versare, ma ha detto che nessun Paese europeo dovrà pagare di più per l’uscita del Regno Unito dall’Ue (il governo di Londra sarebbe disposto a versare circa 20 miliardi di euro, circa 17,5 miliardi di sterline).

Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha sottolineato le “parole importanti sugli italiani nel Regno Unito” nel discorso “costruttivo” della May. “Ora – ha esortato il premier – alla prova del negoziato con la Ue”. Di discorso “costruttivo” ha parlato anche il capo-negoziatore dell’Unione Europea, Michel Barnier, aprendo la porta alla richiesta di un periodo di transizione, ma avvertendo che il Regno Unito dovra’ rispettare il quadro di regolamentazione dell’Ue.

LA REAZIONE DEI BRITANNICI RESIDENTI IN ITALIA – Un centinaio di cittadini inglesi, da tempo residenti in Toscana e affezionati da sempre a Firenze, hanno sventolato in piazza Santa Maria Novella poco distante dal luogo dove May ha parlato. Una manifestazione composta, ma altrettanto ferma nelle critiche all’operato della premier britannica e alla scelta del Regno Unito di uscire dall’Unione europea. “Brexit: not in my name”, hanno scritto su uno dei tanti cartelli e c’è chi è arrivato in piazza con una maglietta con la scritta: ‘Theresa! Stop pissing on your chips’ (più o meno: ‘smettila di sputare nel piatto dove mangi’), dove le patatine escono dalla bandiera dell’Unione europea.

I partecipanti al presidio hanno ascoltato in silenzio dalla tv il discorso di May, dopo aver scandito slogan a favore del ‘remain’. “E’ stata vuota retorica, May non ha detto niente di nuovo – ha quindi commentato Rebecca Williams, studentessa dell’Istituto universitario europeo di Fiesole, originaria del Norfolk – continuava a citare cose che aveva già detto: le sue sono state dichiarazioni completamente vuote, è stato un discorso privo di sostanza”.

PJ Houston, originario di Glasgow ma residente a Verona, in piazza con una bandiera scozzese e un cartello che evoca l’Inferno di Dante, ha osservato: “Il discorso è stato un ‘non evento’, tante persone sono venute qua per dire: ‘noi vogliamo delle risposte’, tanti britannici che vivono in Italia sono venuti qui per questo. Hanno tutti un punto di domanda che è sopra la loro testa come una spada di Damocle. Loro speravano che in questo ‘keynote speech’ ci fosse qualcosa di veramente importante, invece non c’è stato niente”.

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