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Brexit. Theresa May: “Nessun cittadino Ue dovrà lasciare il Regno Unito”

Brexit. Theresa May: "Nessun cittadino Ue dovrà lasciare il Regno Unito"

Brexit. Theresa May: “Nessun cittadino Ue dovrà lasciare il Regno Unito”

ROMA – Brexit. Theresa May: “Nessun cittadino Ue dovrà lasciare il Regno Unito”. Nessun cittadino europeo dovrà lasciare il Regno Unito con la Brexit, e a tutti verrà data la possibilità di regolarizzare il proprio status. La premier britannica Theresa May al vertice dei leader europei cela le ansie per la situazione politica interna col sorriso, e anticipa i principali ingredienti della proposta ‘made in Uk’ per garantire i diritti degli oltre tre milioni di cittadini Ue oltremanica.

La May ha spiegato ai leader europei che intende dare la più ampia certezza possibile ai tre milioni di cittadini Ue che al momento vivono in Gran Bretagna, precisando che il Governo non vuole cacciare nessuno e non vuole separare le famiglie. Per questo verrà data a tutti l’opportunità di regolarizzarsi: tutti i cittadini europei residenti (ad una data che sarà specificata in seguito e non anteriore ai negoziati Brexit) da almeno cinque anni verrà data la residenza con pieni diritti. Avranno sanità, istruzione, benefit e pensioni come se fossero inglesi.

Anche a chi è arrivato nel Paese prima della ‘data limite’ (non ancora specificata), ma non ha ancora i 5 anni da residente, verrà data la possibilità di restare fino al loro compimento per poi chiedere poi il permesso di soggiorno. La premier ha anche chiarito che gli europei saranno soggetti alla legge Ue fino a che il Paese non sarà uscito. Ma ha avvertito che la reciprocità è vitale: la sua proposta sarà valida solo se gli stessi diritti saranno riconosciuti agli inglesi residenti nell’Ue.

Il documento, come annunciato dal negoziatore britannico David Davis, sarà pubblicato nel dettaglio lunedì, e costituirà la base di discussione per lanciare nel vivo la trattativa al prossimo round del 17 luglio, sempre che la premier britannica riesca a concludere un accordo con gli unionisti nordirlandesi del Dup, per garantirsi una maggioranza in parlamento. Intanto nella competizione per portare a Milano l’agenzia Ue per il farmaco (Ema), che assieme a quella dell’autorità di controllo per le banche (Eba) presto dovranno traslocare dal Regno Unito, l’Italia è decisa a far valere il peso di tutto quanto ha da offrire.

E’ questo il senso della battaglia che ha condotto assieme a Olanda, Svezia, Spagna, affinché nella scelta finale, a novembre, tra le numerose candidature, possano prevalere i criteri di merito, contro quello di equilibrio geopolitico, a cui si appellano i Paesi dell’Est. Sulla partita si sono consumate schermaglie per giorni, ma con le rassicurazioni di una valutazione accurata sulla soddisfazione dei requisiti da parte della Commissione Ue, a cui far seguire una discussione politica, prima della votazione, il premier Paolo Gentiloni, al vertice Ue, è riuscito ad incassare qualche chance in più di raggiungere il risultato. La cancelliera tedesca Angela Merkel ha invece smentito i rumors che la vedevano in combutta sottobanco col presidente Emmanuel Macron per spartirsi le agenzie Ema e Eba.

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