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Catalogna, l’unica mediazione possibile (e democratica): un voto vero

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Catalogna, l’unica mediazione possibile (e democratica): un voto vero (nella foto Ansa, le manifestazioni post voto)

ROMA – Catalogna, l’unica è…un voto vero. Un voto vero è l’unica soluzione, l’unica via d’uscita. Difficilmente i secessionisti catalani e il governo e la gente di Spagna sapranno imboccarla. Ma è l’unica, l’unica mediazione possibile. E anche l’unica davvero democratica dopo l’orgia di uso e abuso a sproposito di questa parola. Un voto vero in Catalogna. Un voto vero, legale e valido. In cui i secessionisti rischino di veder bocciata la secessione e si adeguano al risultato e un voto in cui Madrid rischia di veder prevalere per volontà popolare i separatisti e, nel caso, riconosce l’esito della consultazione.

Questo è un voto vero: elezioni subito in Catalogna per l’Assemblea catalana. Troppe e troppo grandi cose sono cambiate e accadute perché quella in carica possa essere riconosciuta come pienamente rappresentativa. Quanti catalani davvero sono per la secessione e l’indipendenza? Quanti sono contrari o la temono? Quanti la considerano una follia estremista? O l’alba niente meno che della libertà? Solo in libere e regolari elezioni può avvenire questa conta. Conta i cui elementi si sono certamente prodotti, modificati, definiti in queste settimane e giorni.

Un voto vero, non la manifestazione di forza democraticamente bruta del referendum. Referendum quello del primo di ottobre organizzato, voluto, gestito dai separatisti. Che hanno controllato seggi, schede, conteggi, risultati. Referendum che è servito a far diventare in un gioco di specchi il 40/45 per cento di secessionisti alle ultime elezioni addirittura il 90 e passa per cento di Sì all’indipendenza.

Quel referendum non è stato un voto vero. Un voto vero, elezioni subito in Catalogna sono la vera, sola e democratica mediazione. Mediazione è quando ciascuna delle parti rinuncia ad una parte delle sue ragioni e assume parte delle ragioni dell’altra.

Nella mediazione di elezioni subito in Catalogna Madrid rinuncia al non se ne parla nemmeno e appunto al non si vota sull’indipendenza. Prezzo altissimo da parte di Madrid. Ci vuole coraggio e capitale politico per pagarlo: correre il rischio del distacco della Catalogna per salvare la pace sociale in Catalogna e nella Spagna e per provare a battere elettoralmente i separatisti. Ci vuole coraggio, capitale e forza politica che il governo di Madrid probabilmente non ha. La vera domanda e incognita è: questo coraggio e forza e capitale politici li ha la società spagnola?

Nella mediazione di elezioni subito in Catalogna l’attuale Generalitat catalana, il quartier generale del separatismo, rinuncia alla pretesa di essere la sola legalità e soprattutto alla anti democratica pretesa di stabilirla la legalità con colpi di mano e atti di forza. La Generalitat deve riconoscere che il suo referendum non è la fonte della legalità, lo saranno invece le elezioni da farsi subito.

Se in questo voto la secessione sarà maggioranza, allora Madrid non si opporrà. Lavorerà a garanzie per tutti gli altri spagnoli, ma non si opporrà. Se in questo voto invece la secessione non sarà maggioranza, gli indipendentisti accetteranno una sconfessione di popolo e democratica e chiuderanno il libro delle auto proclamazioni di Repubbliche catalane.

Ce la faranno le due parti ad accedere ad una mediazione così? Non è dato saperlo e scommettere contro non è azzardo. Ma è l’unica. E l’unica democratica. Elezioni, non referendum. Elezioni dove si presentano i partiti catalani e nazionali con la loro idea su Catalogna e Spagna unite o divise. E il popolo vota davvero, in democratiche elezioni e non nell’ordalia di un referendum.

Elezioni democratiche dove si sta smarrendo e traviando il senso stesso della parola. L’altra sera al Tg7 l’inviato intervistava un catalano che insieme a molti altri faceva guardia militante alla secessione davanti al palazzo della Generalitat. Eccolo, letterale: “Non solo indipendenza, combattiamo contro un governo fascista, quello di Madrid”. E subito intorno applausi e slogan ritmati. Un governo fascista…ma lo sanno, lo hanno mai visto, magari in un libro o in documentario filmato, cosa è, cosa è stato un governo fascista?

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