«La decisione della Corte di Strasburgo suscita amarezza e non poche perplessità». Lo afferma un comunicato della Confrerenza Episcopale Italiana, reagendo alla sentenza dell’Unione europea contro i crocifissi nelle scuole.
«Fatto salvo il necessario approfondimento delle motivazioni, in base a una prima lettura, sembra possibile rilevare il sopravvento di una visione parziale e ideologica. Risulta ignorato o trascurato il molteplice significato del crocifisso, che non è solo simbolo religioso ma anche segno culturale».
Secondo la Cei non si tiene conto del fatto che in realtà nell’esperienza italiana l’esposizione del Crocifisso nei luoghi pubblici è in linea con il riconoscimento dei principi del cattolicesimo come «parte del patrimonio storico del popolo italiano, ribadito dal Concordato del 1984. In tal modo si rischia di separare artificiosamente l’identità nazionale dalle sue matrici spirituali e culturali, mentre non è certo espressione di laicità, ma sua degenerazione in laicismo, l’ostilità a ogni forma di rilevanza politica e culturale della religione; alla presenza, in particolare, di ogni simbolo religioso nelle istituzioni pubbliche».
3 novembre 2009 | 16:00 Letto 1031 volte
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come al solito, la chiesa romana bestemmia.la religione, qualsiasi essa sia, deve essere inserita in un contesto personale e non pubblico o peggio ancora come un affare di stato altrimenti diventeremmo una repubblica teocratica come l’iran.
io pratico buddismo ma non pretendo di vedere simboli buddisti negli uffici pubblici.
questi simboli li laxcio volentueri agli incappucciati
se andiamo a leggere la sacra scrittura Dio è contrario agli idoli umani non possiamo falsificare la sacra scrittura è contro Dio se andiamo a leggere la bibbia dice di non adorare gli idoli umani non parlano, non fanno miracoli, non giovano a nulla Isaia 44-6-20