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Danimarca: sequestrare gioielli ai migranti. Proposta legge

Danimarca: sequestrare gioielli ai migranti. Proposta legge

Danimarca: sequestrare gioielli ai migranti. Proposta legge

ROMA – Immigrato, sei un costo quindi dammi il tuo orologio o la catenina. E’ più o meno questo il ragionamento che c’è dietro una proposta di legge in discussione in Danimarca. Il paese nordeuropeo pensa di “espropriare” i migranti dei loro beni di valore, lasciandogli giusto quelli sentimentali come le fedi nuziali, come “obolo” in cambio di asilo, assistenza sanitaria, alloggi e corsi di lingua.

L’idea, che farà certamente discutere, è contenuta in una proposta di legge – ha riferito il Ministro per l’integrazione Inger Stoejberg – per portare i rifugiati in linea con i danesi disoccupati che possono beneficiare dell’assistenza se dismettono tutti i loro beni oltre i 1.500 dollari. La proposta è atteso sia approvata entro il mese prossimo.

La Danimarca ha anche altre idee “creative” per scoraggiare l’immigrazione. Ecco cosa racconta il Corriere della Sera:

«Cari immigrati non venite qui». In sostanza è questo il messaggio mandato dalla Danimarca ai profughi tramite un’inserzione mirata su alcuni quotidiani. Il governo danese ha fatto pubblicare nei giorni scorsi – sui giornali libanesi in arabo e in inglese – un annuncio, a firma del ministero dell’immigrazione, in cui si precisa che il nuovo governo di Copenaghen ha introdotto delle norme che riducono fino al 50% i sussidi ai profughi appena giunti nel Paese e che limitano le possibilità di ottenere il permesso di soggiorno. Il ricongiungimento familiare, si legge ancora, non è consentito durante il primo anno per i titolari di un permesso di soggiorno temporaneo. La notizia è subito rimbalzata sui social provocando indignazione e critiche verso la Danimarca. Da parte sua, il ministro per l’Immigrazione e l’Integrazione danese, Inger Stojberg, ha spiegato che l’avviso è volto ad «informare oggettivamente e con sobrietà» sulle regole del Paese. «Considerando l’ondata di arrivi in Europa in questi giorni – ha scritto Stojberg su Facebook – ci sono buone ragioni per rafforzare le regole e farlo sapere». Nel frattempo, una portavoce del ministero ha smentito le notizie secondo cui cinque quotidiani turchi si sarebbero rifiutati di pubblicare il messaggio

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