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Elezioni Austria, parità assoluta tra Van der Bellen e Hofer

VIENNA – Testa a testa tra i candidati alla presidenza dell’Austria. Lo spoglio dei voti va avanti e al 90% delle sezioni scrutinate i due candidati, il verde Alexander Van der Bellen e l’ultrazionalista Norbert Hofer, sono esattamente in parità con il 50% delle preferenze. A questo punto saranno decisivi gli 800mila voti espressi per corrispondenza che saranno scrutinati solo lunedì 23 maggio.

Tonia Mastronuoni e Katia Riccardi, inviate di Repubblica, spiegano che il candidato di estrema destra Norbert Hofer dato per favorito dopo aver trionfato al primo turno si trova ora in perfetta parità con lo sfidante ecologista Van der Bellen. Decisivo per eleggere il nuovo presidente austriaco sarà dunque lo scrutinio delle schede rimaste, che rappresentano il 14% degli elettori:

“Decisivi nella volata finale tra i due candidati sono i dati di Vienna, dove i seggi sono stati chiusi solo alle ore 17. Non si esclude che per stabilire il vincitore si dovrà addirittura aspettare domani, quando saranno scrutinati i voti per corrispondenza che rappresentano il 14% degli elettori, circa 900 mila persone. Questo voto per corrispondenza, integrato alle prime stime degli istituti di sondaggi, è d’ordinario sfavorevole allo FPÖ.

Il secondo turno delle elezioni presidenziali che si è giocato oggi in Austria ha escluso per la prima volta i partiti socialdemocratico e popolare, assieme al governo. In tutta Europa, ma anche negli Stati Uniti dove avanza Donald Trump, ci si chiede se trionferà il populismo anti immigrati o se gli elettori si coalizzeranno per fermare la sua avanzata.

Al primo turno del 24 aprile, Hofer è stato a sorpresa il più votato con il 35,1%, seguito ad una certa distanza da Van der Bellen, ex professore di università di 72 anni ed ex leader dei verdi austriaci, con il 21,3%. I candidati del partito socialdemocratico e popolare hanno avuto entrambi un umiliante 11%.

Quello del primo turno delle presidenziali è stato in gran parte un voto di protesta. L’arrivo di 90 mila migranti nel 2015 ha rafforzato le paure del ceto meno abbiente e meno istruito che teme di essere messo da parte dalla globalizzazione. E’ quello stesso elettorato, prevalentemente maschile, che sta facendo il successo di Donald Trump alle primarie repubblicane negli Stati Uniti. Non a caso le elezioni austriache sono molto seguite dai grandi giornali americani”.

(Foto Ansa)

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