Politica Europa

Elezioni Spagna: Rajoy vince ma cerca alleati. Boom Podemos

Elezioni Spagna: Rajoy in testa, Podemos insegue

Elezioni Spagna: Rajoy in testa, Podemos insegue

MADRID – Il Partido Popular del premier Mariano Rajoy vince le elezioni politiche in Spagna, ma per governare dovrà cercare alleati, visto che non ha la maggioranza assoluta. Nel Parlamento più frammentato della storia democratica della Spagna Rajoy è in testa con quasi il 30% (28,72%, 123 seggi), ma esce dalle urne ben ridimensionato rispetto a quattro anni fa, quando ottenne la maggioranza assoluta. Dietro di lui Psoe (22,01%, 90 seggi) e Podemos (20,65%, 69 seggi). Quarto Ciudadanos (13,93, 40 seggi). Una situazione che pesa anche sulla Borsa: lunedì mattina Madrid è stata l’unica piazza europea in calo, frenata insieme ai bonos (con rendimenti ai massimi da cinque settimane) dall’incertezza politica.

Con queste premesse sarà necessaria una coalizione, ma ancora non è dato sapere tra chi. Il Partido Popular potrebbe aprire ad una alleanza “alla tedesca” con i socialisti, mettendo a distanza Podemos. Rajoy ha annunciato subito che cercherà di formare un governo stabile, “di cui la Spagna ha bisogno”:

“Cercherò accordi, dialogherò ma nell’interesse del Paese, gli spagnoli hanno fatto tanti sacrifici, ora dobbiamo perseverare, mentre so che molte persone sono in difficoltà e bisogna creare nuovi posti di lavoro. La Spagna ha bisogno di stabilità, sicurezza, certezza e fiducia”.

Che tocchi a Rajoy formare il nuovo governo lo sostiene anche il leader socialista Pedro Sanchez, mentre il numero uno di Ciudadanos, Albert Rivera, sostiene che il suo partito, con i 40 deputati appena conquistati, giocherà un ruolo chiave nella formazione del governo.

In questa situazione anche in Spagna, come già in altri Paesi europei (Italia compresa) si va verso una fase di trattative fra gli schieramenti maggiori, ai quali si devono aggiungere i partiti indipendentisti regionali. La Spagna supera così dopo decenni il bipartitismo tra popolari e socialisti. I due partiti tradizionali hanno perso in tutto 83 deputati e insieme arrivano appena al 50% dei consensi. Festeggiano, invece, i movimenti partiti dal basso come Podemos e Cuidadonos, che avranno un ruolo determinante nella formazione del governo.

Un ruolo importante spetta adesso al re Felipe VI, come sottolinea Alessandro Oppes su Repubblica:

“Per la prima volta, a seggi chiusi e spoglio terminato, la Spagna non conosce il nome del suo nuovo presidente. Il bipartitismo è morto e la fase che prende il via è avvolta nella nebbia. Da adesso in poi tutti guarderanno al re Felipe VI, che al momento dell’insediamento, diciotto mesi fa, aveva promesso “una monarchia rinnovata per un tempo nuovo”. Ora toccherà a lui, con gli scarsi poteri che gli affida la Costituzione, cercare di sbrogliare la matassa.

Gli spetta quel ruolo di “arbitro e moderatore” al quale il padre Juan Carlos I non aveva mai dovuto fare ricorso. Sentirà i leader di tutte le forze rappresentate in Parlamento per sondare le possibilità di patti e accordi. La Spagna volta pagina, ma non sa ancora bene in che direzione si dirige. Un veterano della politica come Alfonso Guerra ha lanciato un monito in questi giorni: quelli che ora demonizzano il bipartitismo, non tarderanno molto a sentirne nostalgia. Chissà se avrà ragione lui”.

 

 

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