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Fillon, Penelopegate si allarga: quasi 1mln€ ma non aveva badge né mail

Fillon, Penelopegate si allarga: quasi 1mln€ ma non aveva badge né mail

Fillon, Penelopegate si allarga: quasi 1mln€ ma non aveva badge né mail

PARIGI – Nuove imbarazzanti rivelazioni del Canard Enchainé su Penelope Fillon. Secondo il giornale, in edicola mercoledì 1 febbraio, la moglie del candidato di centrodestra all’Eliseo, Francois Fillon, avrebbe intascato oltre 900 mila euro come assistente parlamentare del marito e come collaboratrice alla Revue des Deux Monde, rivista di un amico di famiglia miliardario, che però nega. Non solo, il Canard rivela anche che Fillon ha stipendiato due dei suoi figli quando era al Senato per un totale di 84mila euro. Aveva detto di aver affidato ai figli una “missione” in veste di “avvocati”: peccato che all’epoca dei fatti erano ancora studenti e non avevano alcun titolo professionale.

Per comprendere lo scandalo bisogna cominciare con le regole. In Francia i deputati hanno a disposizione 9 mila 561 euro lordi al mese per pagare i loro assistenti parlamentari. A differenza di quanto accade in Italia i deputati francesi possono assumere anche i familiari, il cui stipendio, però, non può superare la metà della cifra a disposizione. Attualmente, il 16 percento di loro impiega collaboratori familiari. La pratica è del tutto legale.

Secondo il Canard Enchaîné, Penelope Fillon sarebbe stata assistente parlamentare a fasi alterne tra il 1988 e il 2013, guadagnando circa 10mila euro al mese. Prima come impiegata del marito, dal 1998 al 2002. Quando nel 2002 Fillon diventa ministro, la moglie resta collaboratrice del deputato che gli subentra. Nel 2007 Fillon è nominato primo ministro e la moglie non è più assistente parlamentare, ma lo ridiventa per qualche mese nel 2012, quando Hollande arriva all’Eliseo e Fillon riprende il suo seggio di deputato.

Oltre allo stipendio esagerato però ci sarebbero nuovi elementi. Secondo Le Parisien Madame Fillon non aveva né un badge d’accesso né un indirizzo di posta elettronica ufficiale del Parlamento francese. Indizio che lascerebbe presumere che non abbia mai veramente lavorato.

Per il legale, Antonin Levy, però non c’è nulla di illegale. “Tanti assistenti parlamentari che vengono dalla provincia non dispongono di un badge: Penelope Fillon non è l’unica in questa situazione”. Lo stesso vale per l’indirizzo mail: “La grande maggioranza” dei portaborse non ne hanno uno a loro nome ma usano quello del loro deputato di riferimento. “Questi due elementi non rappresentano dunque un problema”, taglia corto Levy, precisando, tra l’altro, che la questione non è stata evocata neppure nel lungo interrogatorio della coppia.

Di fatto, scrive Le Parisien, gli assistenti parlamentari usano la messaggeria elettronica dei loro capi. E però, puntualizzano fonti del Palais Bourbon, “non esiste” che non abbiano un badge. Nell’interrogatorio di oltre cinque ore al tribunale di Versailles gli inquirenti si sono concentrati soprattutto sull’ufficio di collegamento di Fillon nel suo feudo elettorale della Sarthe, che in realtà non esiste.

“L’ufficio di permanenza si trova a casa loro”, ha sostenuto Levy. L’indagine preliminare per abuso d’ufficio e appropriazione indebita ha l’obiettivo di chiarire la natura del lavoro effettuato da Madame Fillon per il marito e poi per il supplente di quest’ultimo, quando lui si dimise dal parlamento per entrare nel governo. Da assistente parlamentare Penelope Fillon ha guadagnato oltre mezzo milione di euro in otto anni. Nonostante la secca smentita in molti continuano a sospettare che si trattasse di un impiego fittizio.

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