Blitz quotidiano
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Frauke Petry, chi è la leader no-profughi che sfida Merkel

Frauke Petry è l'anti Merkel in Germania: anche lei dell'Est ha scippato Alternative fuer Deutschland ai no-euro portandolo su posizioni xenofobe

BERLINO – Frauke Petry, chi è la leader no-profughi che sfida Merkel. Il suo ex marito, teologo e pastore protestante in Sassonia, ha recentemente lodato la linea di accoglienza dei profughi di Angela Merkel, e si è iscritto alla Cdu.

Invece Frauke Petry, che con la cancelliera condivide le origini nell’ex DDR e la formazione scientifica, alla testa di Alternative fuer Deutschland, della cancelliera chiede da tempo le dimissioni. La vincitrice assoluta delle regionali del super-sunday tedesco, vorrebbe limitare gli ingressi ai migranti in Germania. E continua a ripetere, in un controcanto insistente rivolto alla cancelliera, che “no, il Paese non ce la fa”.

“Siamo pronti a stare all’opposizione. Anche da lì si possono muovere le cose”, ha detto commentando le proiezioni delle urne che danno Afd al 24% in Sassonia-Anhalt, sopra il 14% in Baden-Wuerttenmberg e oltre il 12% in Renania-Palatinato. “I grandi partiti riflettano sulle loro drammatiche perdite di voti”, ha aggiunto, ritenendo di raccogliere quell’opposizione, a cui in Germania ormai mancherebbe la voce. Tonia Mastrobuoni su Repubblica invita a non inquadrare Frauke Petry superficialmente come la Marine Le Pen tedesca: la carta no-immigrati l’avvicina, più che all’ultra-destra, ai Tea-party americani.

Quanto è vicino il suo partito agli anti-musulmani di Pegida? Alcuni esponenti di primissimo piano dell’Afd sono andati alle loro manifestazioni contro la presunta “islamizzazione” dell’occidente. E tra i manifestanti ci sono anche neonazisti, non solo “cittadini preoccupati”.

“L’Afd esiste da molto più tempo. Le nostre battaglie sono per una democrazia più diretta, per regole più severe sulle politiche migratorie e sul diritto di asilo, ma in generale per un rispristino della legalità – quotidianamente calpestata dal governo Merkel – e per una migliore politica per le famiglie. Chiediamo anche di rafforzare la sicurezza interna smettendola di tagliare fondi alla polizia, di non esagerare con il mainstream gender, di fare politiche più intelligenti verso la Russia. Ma in ogni caos l’Afd è un partito intenzionato a rafforzare la democrazia a favore degli elettori”. (Tonia Mastobuoni, La Repubblica)

Nata a Dresda, quarant’anni, 4 figli, bassina, tratto nervoso, capelli neri acconciati in un taglio corto che le sagoma le mascelle, viso acqua e sapone, la Petry, comparsa in abito lungo a novembre persino al gran Ballo della Stampa di Berlino, nella missione di rendere il suo partito “credibile”, Alternativa per la Germania l’ha scippato all’economista Bernd Lucke, che lo aveva fondato con un gruppo di colleghi per predicare le sue teorie antieuro.

Ma con l’euro non si vincono le regionali: ed ecco che arrivano i profughi, e il fenomeno tutto “ossi” (dell’est, ndr.) anti-islam di Pegida, a rafforzare l’elettorato locale. In un recente incontro a Berlino con la stampa estera, la Petry ha accusato stampa e politica di “diffamare” il suo partito: non ha neppure concesso che si posizioni alla destra della Cdu, salvo poi a definire la Le Pen “troppo socialista” per i suoi gusti. E adesso è chiaro che il suo obiettivo è l’elettorato più moderato, per crescere ancora.

Intanto il programma di Afd predica una linea ultra-conservatrice: è terreno fertile per la satira televisiva il passaggio in cui si dice che “musei orchestre e teatri sono in dovere di promuovere una relazione positiva con la cultura della propria patria”. E i media oggi hanno attaccato per tutto il giorno la politica di retroguardia su donne e famiglie: anti-quote rosa, quelli di Afd vogliono limitare il diritto all’aborto, spingono sui tre figli, e sulla parità di scelta fra scuola e lezioni a casa per i figli.