Blitz quotidiano
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Frontiere anti-migranti: chiuderle costa almeno 6,5mld anno

Frontiere Ue: chiuderle per contrastare l'immigrazione ha costi enormi, per i cittadini, i trasporti commerciali, gli stati. Abbandonare Schengen costa

ROMA – Frontiere di nuovo presidiate, confini ripristinati e controllati in funzione anti-migranti, fine della libera circolazione nell’Unione Europea: l’abbandono del trattato di Schengen non sarebbe gratis, visto che dalla sua introduzione poco più di 20 anni fa, si stima siano stati realizzati maggiori affari per una cifra che oscilla tra i 28 miliardi di euro e i 50.

Per i 200 milioni di cittadini dell’Unione che passano almeno una notte all’estero, la fine di Schengen varrebbe un esborso aggiuntivo di 5 miliardi, cui vanno sommati i costi per i trasporti commerciali, almeno 1,6 miliardi. Più il costo per i singoli Stati.

Se il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker fa corrispondere un’eventuale fine di Schengen alla fine dell’euro, membri importanti stanno ragionando sulla reintroduzione dei controlli doganali (quando non hanno già ristabilito i vecchi confini), magari circoscrivendo l’area di libero scambio a soli 6 paesi. Per dire, è l’idea dell’Olanda: dentro con la Germania (e si capisce, basti pensare al traffico merci del vicino porto di Rotterdam) ma non l’Italia, porta d’ingresso in Europa dal sud del mondo.

Un’ora di ritardo fa 55 euro a tir: 60 milioni di mezzi, conto a 1,6 mld. Il fatto è che ogni stop alla frontiera costa, il tempo è denaro. Per individuare gli arrivi indesiderati bisognerebbe controllare ogni camion in transito: lo stesso Juncker calcola che ogni ora di ritardo pesa per 55 euro ogni tir fermato. Dal momento che ogni anno sono 60 milioni i tir che attraversano l’Europa, il conto fa 1,6 miliardi. Marco Zatterin, corrispondente da Bruxelles per la Stampa precisa la contabilità, in negativo, per gli Stati in caso di chiusura, al netto delle perdite sulle merci con i prodotti freschi, l’aggiornamento delle strategie di distribuzione, la regola per cui “i danni per la produzione sono un multiplo di quelli per i consumatori”.

Per vigilare sul ponte che porta a Malmö, la Danimarca spende 150 mila euro al giorno (fanno 50 milioni l’anno), senza contare che chi viaggia in treno (in 16 mila arrivano ogni giorno dalla Svezia) deve mettere in conto almeno mezz’ora di ritardo per lasciare che la sicurezza faccia il proprio lavoro. I tedeschi parlano di 100 milioni l’anno almeno per le loro nove frontiere, di nuovo un calcolo per difetto. Come tutti gli altri, i 10, i 30 e i 50 miliardi. (Marco Zatterin, La Stampa).