Politica Europa

Gran Bretagna al voto: Theresa May dalla Regina per scioglimento Camere

Gran Bretagna al voto: Theresa May dalla Regina per scioglimento Camere

Gran Bretagna al voto: Theresa May dalla Regina per scioglimento Camere

LONDRA – La premier britannica, Theresa May, è stata ricevuta da sua maestà la Regina a Buckingham Palace per chiedere lo scioglimento delle Camere in vista delle elezioni già annunciate per l’8 giugno. Il placet della sovrana segna l’avvio formale del conto alla rovescia, anche se la campagna elettorale – giocata soprattutto sulla Brexit – è iniziata da giorni: con il Labour di Jeremy Corbyn e altre forze d’opposizione impegnate ad inseguire i Conservatori guidati dalla stessa May e dati per favoriti.

Secondo la legge britannica, il Parlamento si scioglie 25 giorni lavorativi prima delle elezioni generali, il che significa che la dissoluzione dovrebbe avvenire proprio oggi 3 maggio, dato che le elezioni sono previste l’8 giugno. Il Parlamento potrebbe essere “prorogato” diversi giorni prima di essere sciolto, il che significa che tutte le attività si fermeranno, ma l’Organismo esisterà ancora fino alla dissoluzione. La proposta di maggio per elezioni anticipate è stata sostenuta dalla Camera dei Comuni il 19 aprile. Secondo il primo ministro, le elezioni sono necessarie per superare le divisioni del Parlamento, garantire i colloqui di Brexit con l’Unione europea e mantenere la stabilità nel paese. Dopo che l’Organismo si scioglierà, ogni posto nella Camera dei Comuni diventa vacante e i membri del Parlamento perdono tutti i privilegi.

Intanto è scontro con l’Ue per il conto da pagare sulla Brexit. Il Financial Times stima una cifra di circa 100 miliardi di euro. Molti di più e quasi il doppio dei 50-60 miliardi di euro indicati finora dal presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, e da altri negoziatori di Bruxelles. Ma la May che già nei giorni scorsi ha promesso negoziati durissimi con l’Ue, definendosi “a bloody difficult woman”, un osso maledettamente duro, oggi è stata categorica: “Non li pagheremo mai”, ha fatto sapere per bocca del suo ministro per la Brexit, David Davis.

La Gran Bretagna pagherà per il divorzio da Bruxelles quanto è “legalmente dovuto”, non “semplicemente ciò che l’Ue vuole”, ha ribadito Davis. “Prendiamo sul serio sia i nostri diritti sia i nostri obblighi”, ha insistito sostenendo che l’Ue ha avviato la partita in modo “duro e ruvido”, ma non ha comunque ancora messo cifre sul tavolo. E meno che mai le ha messe la Gran Bretagna le cifre sul tavolo: l’obiettivo dichiarato (siamo anche a un mese dal voto anticipato) è quello di strappare un accordo prima di parlare di soldi, un assegno in bianco.

Bruxelles intanto va avanti con la sua tabella di marcia: nella bozza di mandato a negoziare con Londra l’Ue conferma la sequenza di una trattativa sulla Brexit per fasi, dove prima di iniziare a parlare di relazioni future con la Gran Bretagna, si dovrà concludere la parte che riguarda temi chiave come la garanzia dei diritti dei cittadini, del rispetto degli obblighi finanziari verso l’Ue ed i confini tra Irlanda del Nord e Irlanda. Secondo Sandro Gozi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega agli Affari europei, “uno dei punti più complessi della trattativa” riguarderà proprio “gli obblighi finanziari, di bilancio, sottoscritti dai britannici sino al 2023”.

Bruxelles inoltre ha fortemente criticato il blocco del Regno Unito alla revisione di medio termine del budget Ue, motivato da Londra con il purdah, il periodo pre-elettorale in cui è previsto che l’esecutivo non firmi niente di fondamentale e che abbia carattere di lunga durata. E così si torna a parlare di reciprocità, con la minaccia da parte della Commissione europea di iniziare le trattative sul divorzio di Londra solo dopo l’8 giugno, quando i britannici andranno alle urne.

To Top