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Gran Bretagna valuta mille euro di tassa sui lavoratori Ue. Imbarazzo premier May

Gran Bretagna valuta mille euro di tassa sui lavoratori Ue. Imbarazzo premier May

Gran Bretagna valuta mille euro di tassa sui lavoratori Ue. Imbarazzo premier May

ROMA – Gran Bretagna valuta mille euro di tassa sui lavoratori Ue. Imbarazzo premier May. E’ caos nel governo britannico sulla Brexit. La premier conservatrice Theresa May ha dovuto smentire quanto detto davanti a una commissione della Camera dei Lord dal suo sottosegretario all’Immigrazione, Robert Goodwill, che ipotizzava l’introduzione di una tassa da mille sterline l’anno per ogni lavoratore specializzato europeo assunto da una società del Regno Unito come misura dopo il divorzio da Bruxelles.

Un simile provvedimento “non è in agenda”, ha detto un portavoce di Downing Street, ma l’idea, prevista in origine per i dipendenti extracomunitari, aveva già destato reazioni furiose a Bruxelles. “E’ scioccante. Quali sarebbero i titoli dei giornali nel Regno Unito se l’Ue lo proponesse per i cittadini britannici?”, si è chiesto Guy Verhofstadt, il capo negoziatore dell’Europarlamento per la Brexit.

Questo fatto ribadisce la situazione di grande confusione che regna fra i collaboratori del primo ministro e la mancanza di una chiara linea comune. Nel suo intervento Goodwill aveva precisato sì che si trattava ancora di una ipotesi, ancor di più se si considera che ci dovranno essere i complessi negoziati di Londra con Bruxelles sui termini del loro divorzio.

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Ma aveva anche sottolineato che questo particolare ‘dazio’ di mille sterline deve già entrare in vigore ad aprile per i lavoratori extra Ue e che si sarebbe potuto quindi estendere anche ai cittadini comunitari. L’obiettivo? Privilegiare i sudditi di sua maestà nel mercato del lavoro. Parole che avevano scatenato subito la polemica.

Secondo Seamus Nevin, uno dei responsabili dell’Institore of Directors, che riunisce top manager e imprenditori, l’iniziativa avrebbe “colpito le aziende che dipendono dai lavoratori specializzati in arrivo dall’estero”. Mentre Adam Marshall, direttore generale delle Camere di commercio britanniche, si era scagliato contro un nuovo costo imposto alle imprese, che avrebbero vista compromessa la loro capacità di attrarre talenti a livello internazionale.

La smentita di Downing Street è arrivata molto rapidamente rispetto invece ad un’altra simile ‘figuraccia’ avvenuta lo scorso ottobre. Allora la ministra dell’Interno, Amber Rudd, era stata costretta a fare marcia indietro dopo la proposta di rendere pubbliche le quote dei dipendenti non britannici nelle aziende del Regno.

Continua ad essere quindi un momento difficile per il governo in fatto di Brexit. Stando al Guardian, l’esecutivo ora si aspetta una sconfitta nella battaglia legale alla Corte suprema. Sette degli 11 giudici potrebbero infatti confermare la sentenza dell’Alta corte di Londra che richiede il voto del Parlamento di Westminster per avviare l’uscita dall’Ue, andando contro quindi la volontà del governo.

Il verdetto del tribunale di ultima istanza dovrebbe arrivare nei prossimi giorni, sebbene non sia stata indicata una data certa. Di fronte allo scenario di una sconfitta, i ministri avrebbero già preparato due versioni di una proposta di legge da presentare in Parlamento per cercare di rispettare i tempi indicati per il divorzio da Bruxelles.

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