Blitz quotidiano
powered by aruba

Grecia rifiuta visita ministro Austria e ritira ambasciatore

ATENE – La Grecia ha detto no al ministro dell’Interno austriaco Johanna Mikl-Leitner, che aveva chiesto di recarsi ad Atene per spiegare la posizione del suo Paese sul tema migranti. Secondo l’agenzia statale greca Ana-Mpa,  la visita non avverrà finché l’Austria continuerà a prendere misure unilaterali.

Nella giornata di giovedì 25 febbraio, Atene – fortemente irritata dalla convocazione del vertice Austria-Balcani dal quale è stata esclusa – ha richiamato in patria il proprio ambasciatore a Vienna.

Intanto, sono circa 25mila i migranti bloccati in Grecia, ma i numeri sono in rapido aumento, con gli sbarchi dalla Turchia che continuano ad un ritmo tra le duemila e le tremila persone al giorno, mentre i Paesi dei Balcani hanno annunciato nuove restrizioni alle frontiere: non lasceranno passare più di 500 profughi al giorno, solo siriani e iracheni. Gli afghani non entrano più, ed i continui giri di vite sui controlli alimentano un clima di paura tra chi resta in attesa.

Impressionanti i dati forniti dall’Oim. In meno di due mesi la Grecia ha visto sbarcare oltre 111mila migranti sulle sue coste: erano meno di 4mila nei primi due mesi dell’anno precedente. Di fronte a questo scenario, la “priorità” della Commissione europea “è evitare una crisi umanitaria”. “Siamo presenti con i nostri esperti nel Paese per fare tutto il possibile affinché questa crisi non ci sia”, ha spiegato la portavoce dell’esecutivo comunitario Natasha Bertaud.

Sono ormai migliaia le persone ammassate al confine macedone, a Idomeni, dove il campo profughi da 1500 persone ne ospita ormai molte più del doppio. Per rallentare i flussi verso il nord, le autorità di Atene hanno sospeso in modo temporaneo i traghetti che trasportano i migranti dalle isole, e le autorità – in una corsa contro il tempo – cercheranno di allestire 20mila nuovi posti di accoglienza, nel nord del Paese, nel weekend. Intanto la Serbia ha ricevuto una notifica ufficiale: Croazia e Slovenia non prenderanno più di 500 migranti al giorno a partire da oggi, ha avvertito il ministro dell’interno serbo Nebojsa Stefanovic.

Una situazione già difficile quella ellenica, che si è complicata dopo il giro di vite su controlli e accoglienza varato dall’Austria, seguita a cascata dagli altri Paesi del corridoio dei Balcani, con cui Vienna ha suggellato un’alleanza in una riunione, a metà settimana, da cui aveva escluso Grecia e istituzioni Ue.

Un atto che Atene ha interpretato come “non-amichevole”, e a cui ha reagito rifiutando di ricevere il ministro dell’Interno austriaco Johanna Mikl-Leitner, che aveva chiesto un incontro per spiegare la posizione del suo governo. Ieri le autorità elleniche avevano richiamato in patria l’ambasciatore a Vienna. Sostegno alla Grecia è stato ribadito dai ministri degli Esteri del Med Group, i 7 Paesi Ue affacciati sul Mediterraneo (Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Grecia, Cipro e Malta), riuniti a Cipro.

Il 7 marzo “c’è un vertice Ue straordinario” al quale “bisogna arrivare sapendo che non possiamo accettare decisioni unilaterali che incrinino l’edificio europeo”, ha avvertito Paolo Gentiloni. E anche il segretario generale dell’Onu, “preoccupato” per le crescenti restrizioni imposte ai confini lungo la “rotta balcanica”, ha rivolto un appello a tenere le frontiere aperte. La prossima settimana il presidente del Consiglio Ue Donald Tusk sarà in visita nei Paesi dei Balcani ‘ribelli’, nel tentativo di ricomporre le fratture, in vista del vertice Ue-Turchia del 7 marzo, data “cruciale” per la sfida europea sulla crisi dei migranti..