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Juncker duro con Trump: “Perderemo due anni, non conosce il mondo”

BRUXELLES – Mentre i leader dei più grandi Paesi europei, da Angela Merkel a Matteo Renzi, cominciano a prendere i primi contatti con il neoeletto presidente degli Stati Uniti, offrendo disponibilità a collaborare, il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker sceglie di deviare dal protocollo diplomatico e si lancia in un durissimo attacco a distanza. “Con Trump perderemo due anni: il tempo che faccia il giro del mondo che non conosce”, ha detto parlando ad una platea di studenti nella sua Lussemburgo.

Evidentemente a suo agio nella rassicurante dimensione casalinga del piccolo Paese che ha governato per quasi venti anni, Juncker si è lasciato andare ad un’analisi graffiante sul tycoon che guiderà la prima potenza del mondo. “Gli americani in generale non hanno attenzione verso l’Europa, e riguardo a Trump, credo di capire che lui pensi che il Belgio sia un villaggio da qualche parte nel nostro continente… In breve, dovremo mostrargli e spiegare cos’è l’Europa”, ha detto, avvertendo anche dei possibili rischi di questa elezione. Secondo Juncker, “gli equilibri intercontinentali” potrebbero essere “disturbati” perché, avendo già lavorato con quattro presidenti Usa, ha “constatato che tutto quello che si dice in campagna elettorale è vero un po’ per tutti, purtroppo”.

Il presidente della Commissione tradisce anche un certo malcontento per il fatto che Donald Trump abbia già parlato con diversi leader europei, ma non si sia messo in contatto con nessuno dei vertici delle istituzioni comuni dell’Ue. Un atteggiamento che lascia intuire la preferenza verso i rapporti bilaterali, a spese di quelli comunitari.

Merkel, Renzi, Hollande e la britannica May hanno tutti già parlato con il nuovo alleato oltreoceano. May è stata la prima ad affrettarsi, per ribadire quel rapporto “storico e speciale” tra i due Paesi. Merkel ha offerto collaborazione ricordando i valori comuni, Renzi ha sottolineato l’ “importanza strategica” delle relazioni Italia-Usa e Hollande ha elencato i “temi comuni”, tra cui lotta al terrorismo, Ucraina, Siria, Iraq e l’accordo di Parigi Cop21.

Gli alleati europei, che per ora si confrontano con il nuovo presidente degli Stati Uniti in ordine sparso, intendono preservare i buoni rapporti in ogni modo, senza rinunciare alla chiarezza sui valori fondamentali a cui l’Europa è legata. Come ricordava Juncker, Trump “ha verso i rifugiati e gli americani non bianchi un atteggiamento che non riflette i sentimenti europei”, e di certo nessun leader Ue lo seguirebbe su questo terreno. I rischi che corrono i 28 sono tanti quanti i dossier aperti con gli Usa. Dall’aumento del contributo alla Nato promesso da Obama, alle sanzioni contro la Russia finora sostenute anche dagli americani. E il timore che Trump voglia sfilarsi in fretta dalle questioni europee, magari guardando con benevolenza a Mosca, basta a mettere l’Ue in uno stato di agitazione.

Per questo domenica sera i ministri degli Esteri si vedranno in via straordinaria, per una cena convocata dalla Mogherini e voluta fortemente dalla Germania. Qualche elemento in più per decifrare il nuovo protagonista, Merkel, Hollande, Renzi, May e Rajoy lo potranno avere il 18 novembre nel vertice a Berlino con Obama. Intanto, a pochi giorni dal viaggio in Europa e Cina, lo staff di Trump comincia a marcare il territorio e lega le mani all’attuale inquilino della Casa Bianca, avvertendolo di non fare nessuna mossa contraria al nuovo vento che soffia da mercoledì.