Blitz quotidiano
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Lech Walesa era un informatore dei comunisti

Stando ad alcuni documenti recuperati dall'Istituto della memoria nazionale, l'ex presidente polacco, sindacalista di Solidarnosc e premio Nobel per la pace sarebbe stato dal 1970 al 1976 un informatore dei servizi segreti del regime comunista, proprio quello che lui stesso combatté

VARSAVIA –  Lech Walesa era un informatore dei servizi segreti comunisti. Dopo le voci e le smentite ora la notizia viene data come ufficiale. Stando ad alcuni documenti recuperati dall’Istituto della memoria nazionale, infatti, l’ex presidente polacco, sindacalista di Solidarnosc e premio Nobel per la pace nel 1983 sarebbe stato dal 1970 al 1976 al un informatore dei servizi segreti del regime comunista, proprio quello che lui combatté con il suo sindacato. Walesa si è difeso sostenendo che i documenti sono falsi: “Non possono esistere documenti che provengono da me. Lo dimostrerò in tribunale”.

In passato Walesa aveva ammesso in passato di aver accettato formalmente di fare l’informatore ma di non essere mai stato effettivamente operativo, e di aver firmato la dichiarazione di lealtà al regime sovietico perché cosa usuale all’epoca. Venne creduto, tanto che nel 2000 fu assolto da un tribunale speciale.

I documenti sono stati trovati in case dell’ultimo ministro degli Interni comunista, il generale Czeslaw Kiszczak. Sulle carte c’è la firma di Walesa e anche il suo nome in codice, ‘Bolek’. 

I documenti sono stati trovati durante le perquisizioni nella casa della vedova del generale Kiszczak, morto nel novembre del 2015. La donna avrebbe voluto vendere quelle carte all’Istituto polacco della memoria nazionale per ventimila euro. Ma sembra che il valore di quei fogli sia di gran lunga superiore.

Ad inchiodare Walesa sarebbe in particolare una busta in cui è scritto: “Bolek è Walesa”. Bolek sarebbe stato il nome usato dall’ex presidente come agente di Mosca. Oltre a quella lettera è stata trovata la trascrizione di una conversazione telefonica avvenuta nel 1974 tra Bolek ed un agente russo firmata proprio da Walesa.

Anche se i documenti stanno ancora passando le varie fase di analisi, il direttore dell’Istituto Antoni Dudek è sicuro della loro autenticità e sostiene che quelle carte provano che Bolek-Walesa aveva operato per quattro anni “fino al 1976″.

Walesa, che si trova in questi giorni in Venezuela, ha respinto l’accusa e ha detto:

“Non si possono cambiare i fatti con le bugie, le accuse e le prove false”.

Va detto, per obbligo di chiarezza, che la polizia segreta comunista era nota per produrre documenti che indicavano qualcuno come collaborazionista del regime in modo da distruggere la loro reputazione. Ma i servizi polacchi sono convinti che questi documenti siano una prova che Walesa fosse davvero un informatore di Mosca.


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