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Migranti, 2 mln in Turchia: Italia rischia. La rotta artica

ROMA – Migranti, 2 mln in Turchia: Italia rischia. La rotta artica. Con i nuovi protocolli europei esecutivi da domenica 3 aprile, sono iniziati i respingimenti verso la Turchia (debitamente indennizzata con 6 miliardi di euro) dei profughi ammassati entro i confini greci. Aumentando il numero ospitato dal governo di Ankara dentro campi al limite della vivibilità. Sono due milioni attualmente i profughi (legali e illegali): di questi solo 70mila all’anno riceveranno asilo e saranno distribuiti pro-quota tra i diversi paesi europei.

Come si spera di trattenere la moltitudine che resta? “Profughi respinti, non scomparsi”, appunto, come suggerisce Domenico Cacopardo su Italia Oggi, segnalando come i profughi inviati dalla Grecia alla Turchia potrebbero ricomparire coi barconi verso l’Italia. Insomma, data la permeabilità dei confini europei, se si interrompe un canale se ne apre, o riapre, un altro: con i Balcani sigillati, torneranno i barconi a sfidare l’azzardo della traversata via mare verso la Sicilia. O, in misura necessariamente molto più contenuta, ma sensibile eccome da un punto di vista geostrategico, sceglieranno la rotta artica, premendo sulla Finlandia dalla Russia.

Secondo gli accordi, tutta questa gente, meno le 70.000 di cui sopra, dovrebbe rimanere nel territorio turco in attesa di essere respinta nei paesi di origine. Il tutto deriva da un’idea di Angela Merkel, puntualmente seguita dallo scudiero Junker. L’Agenzia Onu per i rifugiati dichiara la sua contrarietà all’operazione per rischi intrinsechi e per grave lesione dei diritti umani. È bene essere scettici sulla riuscita del respingimento.

Anche se sono in arrivo 4000 uomini appartenenti alle forze dell’ordine dei paesi della comunità, sembra illusorio immaginare che, senza reazioni, i disgraziati degli -spot greci rimarranno inerti ad aspettare di essere impacchettati e mandati in Turchia. Si ribelleranno e, se riusciranno a scappare, si disperderanno in Grecia tornando (inutilmente) a premere sui confini di Albania, Macedonia, Bulgaria. Se l’operazione riuscisse, buona parte degli immigranti finirebbero per riversarsi sulle coste libiche e si imbarcherebbero verso l’unica meta alternativa disponibile cioè l’Italia. (Domenico Cacopardo, Italia Oggi)

La rotta artica: Putin “minaccia” la Finlandia. Andrew Higgins del New York Times (“Eyes on Kremlin as migrant’s route shifts“) dà conto dell’improvviso stop agli afflussi di profughi richiedenti asilo che dalla fine dell’anno scorso sono giunti con regolarità negli ultimi 15 mesi dalla Russia. C’è più di un sospetto che il Cremlino guardi all’evolversi della crisi dei migranti per inserire un cuneo all’interno della faticosa e parziale unità raggiunta dalla Ue con i recenti accordi con la Turchia.

Quelle frontiere sono sorvegliate con rigore: l’impressione è che Putin apra e chiuda il rubinetto a comando, per mettere sotto pressione la Finlandia, minacciando un esodo al suo interno per ammorbidirne la posizione sperando in un suo ripensamento sulle sanzioni, tanto più che basta un solo membro dell’Unione per far saltare l’unanimità necessaria.

Nel 2015 il numero dei migranti arrivati in Finlandia è aumentato di circa 10 volte rispetto al 2014. Nell’anno appena trascorso sono arrivate 32.478 persone, contro le 3.651 dell’anno precedente. Oltre 20 mila persone provenivano dall’Iraq, altri da Afghanistan, Somalia e Siria.