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Migranti, a Parigi plauso per Gentiloni: “Lavoro Italia in Libia esempio perfetto”

Migranti, a Parigi plauso per Gentiloni: "Lavoro Italia in Libia esempio perfetto"

Migranti, a Parigi plauso per Gentiloni: “Lavoro Italia in Libia esempio perfetto”

PARIGI – La cooperazione tra Libia e Italia sui flussi migratori è “un esempio perfetto di ciò che vogliamo realizzare”. Plauso unanime per il premier Paolo Gentiloni al vertice di Parigi tra i leader di Francia, Germania, Italia, Spagna, Libia, Ciad e Niger. A partire da Emmanuel Macron, proprio lui che a luglio scavalcò l’Italia alla ricerca di una soluzione in Libia.

Il presidente francese ha lodato il lavoro svolto dall’Italia con la Libia e sottolineato come possa rappresentare un buon esempio da seguire e insieme con la cancelliera tedesca Angela Merkel ha puntualizzato la necessità di rivedere i trattati di Dublino.

Tremila sbarchi in agosto sulle coste italiane, un crollo dell’86% rispetto a un anno prima. Sono i numeri che il premier Paolo Gentiloni ha portato sul tavolo dell’Eliseo, incassando il plauso dei grandi dell’Europa.

“Il messaggio che viene dall’incontro di oggi – ha detto Gentiloni – per cui ringrazio Emmanuel Macron e tutti i presenti, è che mettendo insieme le forze, dandoci una strategia si possono ottenere dei risultati”. “Devo dire – ha evidenziato Macron – che nelle ultime settimane, negli ultimi mesi, anche nella rotta del Mediterraneo centrale abbiamo conseguito dei risultati, ma sono risultati iniziali che vanno consolidati. E questo impegno va ‘europeizzato’, perché non può essere solo l’impegno di un solo Paese o di qualche Paese. Deve essere un impegno europeo”.

Il successo della strategia italiana è stato suggellato anche dal grazie di Sarraj che non ha perso il sostegno dell’Italia alla missione di supporto alla guardia costiera libica nonostante le minacce arrivate dalle tribù libiche. Paga la paziente tela tessuta in un anno dall’Italia e che aveva come obiettivo quello di cominciare a mettere in crisi il modello di business dei trafficanti.

Da un lato il ministro degli Interni Marco Minniti ha lavorato sulle comunità locali, stringendo accordi che coniugassero aiuti economici in cambio di un filtro sulle rotte del Saher e sui trafficanti di esseri umani. Dall’altro si è lavorato sulla capacità di controllo delle frontiere sia con il codice sulle Ong, seppure a costo di molte polemiche, sia con la missione a supporto della guardia costiera libica.

“Dobbiamo tenere assieme – ha ribadito ancora oggi Gentiloni a Parigi – una prospettiva di lungo periodo di sostegno e sviluppo in Africa e un’azione che dia risultati nell’immediato: deve diventare più difficile il lavoro dei trafficanti di esseri umani”.

Un lavoro “graduale”, ribadisce Gentiloni che per stile non ama i clamori, che però fa sì che “per la prima volta possiamo dire che sono stati fatti passi avanti e che per il Mediterraneo centrale una strada ce l’abbiamo”.

A questo punto, però, l’Italia vuole passare all’incasso, o meglio alla condivisione degli sforzi. Merkel e anche Gentiloni aprono sulla revisione degli accordi di Dublino che impegnano tra l’altro la permanenza dei migranti nei paesi in cui sbarcano in attesa della verifica dello status di rifugiato.

“Abbiamo ottenuto – rilancia il presidente italiano – risultati iniziali che vanno consolidati. E questo impegno va europeizzato, perché non può essere solo l’impegno di un solo Paese o di qualche Paese”. Vanno bene gli apprezzamenti, sembra dire Gentiloni, ma ora l’Ue deve trovare una via per ridistribuire il peso dell’arrivo dei migranti in tutti i paesi. Il presidente del governo spagnolo Mariano Rajoy, alle prese con un ritorno delle rotte dei migranti sulla Spagna, concorda in pieno e dà appuntamento in autunno per verificare i risultati degli impegni presi oggi a Parigi.

Angela Merkel ricorda le porte aperte più di un anno fa da Berlino ai siriani in fuga. E concorda con Gentiloni sulla necessità di una doppia strategia: lotta ai trafficanti di esseri umani, no all’immigrazione clandestina ma al tempo stesso accoglienza di chi fugge dalle guerre e cooperazione allo sviluppo dell’Africa.

“In Libia – si impegna la cancelliera, per un pomeriggio distratta dal rush finale della campagna elettorale in Germania – la situazione deve migliorare, daremo sostegno concreto in modo tale che chi vive in situazioni inaccettabili possa avere un futuro accettabile”. Ma è soprattutto l’apprezzamento di Macron a gratificare di più l’Italia. A fine luglio il neoinquilino dell’Eliseo provò a rimescolare le carte del pasticcio libico riunendo insieme Sarraj e l’uomo forte di Tobruk Haftar. Il governo italiano, escluso dal vertice, evitò polemiche ma l’iniziativa solitaria creò più di un mal di pancia nella diplomazia italiana. Oggi, in casa propria, il presidente francese ha in un certo senso fatto mea culpa, definendo “perfetto” il lavoro dell’Italia in Libia.

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