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Brexit, accordo raggiunto. Ma Austria sfida Ue sui migranti

Si cerca un accordo con il premier britannico David Cameron per evitare la Brexit, ma a tenere banco è sempre il tema della redistribuzione dei profughi tra i Paesi membri, con l'Austria che non accenna a cedere sul tetto di 80 richiedenti asilo accolti ogni giorno

BRUXELLES – Migranti Ue, la Austria non cede sul tetto, la Grecia minaccia: niente intesa sulla Gran Bretagna se chiudete i confini. Ma alla fine l’accordo viene raggiunto all’unanimità.

E’ stata una giornata a dir poco difficile e fitta di incontri quella di venerdì 19 febbraio al Consiglio europeo per i capi di Stato e di governo. Avrebbe dovuto essere una colazione, è finita per diventare una cena.

Si cercava un accordo con il premier britannico David Cameron per evitare la Brexit, ma a tenere banco è stato sempre il tema della redistribuzione dei profughi tra i Paesi membri, con l’Austria che non accenna a cedere sul tetto di 80 richiedenti asilo accolti ogni giorno.

Il provvedimento è entrato in vigore alle 8 di venerdì 19 febbraio, ma è stato bollato dalla Commissione europea come “incompatibile” con le norme europee e il diritto internazionale. Vienna però non sembra intenzionata a cedere: “Abbiamo deciso di accogliere 37.500 richiedenti asilo quest’anno. Se ogni Paese tenesse la stessa in linea” in proporzione alla popolazione “potremmo distribuire oltre 2 milioni di rifugiati“, ha detto il cancelliere austriaco Werner Faymann.

A partire da domenica, intanto, per trenta giorni l‘Ungheria chiuderà i tre passaggi ferroviari di frontiera con la Croazia (che non fa parte di Schengen) attraverso i quali sono passati nel 2015 i migranti che volevano arrivare in Germania. Proprio con l’Ungheria c’è stato un duro botta e risposta con il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che giovedì sera aveva sferzato i Paesi del cosiddetto gruppo Visegrad (Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca) che rifiutano il meccanismo della redistribuzione dei migranti, dicendo che non avrebbero dovuto avere diritto a fondi comunitari. Budapest ha parlato di “ricatto politico”.

Nel frattempo lungo i confini con la Croazia Budapest ha già innalzato barriere. Anche Slovenia, Serbia e Macedonia hanno intenzione di limitare gli accessi. E il rischio è una crisi umanitaria lungo la cosiddetta “rotta balcanica”, ma soprattutto in Grecia. 

La linea dura dei “respingimenti alle frontiere esterne dei cittadini di Paesi terzi che non soddisfano le condizioni d’ingresso o che non hanno presentato domanda d’asilo, anche se ne avevano la possibilità”, è passata nel documento finale, nonostante le critiche di Berlino, che teme un via libera alla costruzione di muri.