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Polonia si piega alle donne in nero: dietrofront sulla legge anti aborto

MILANO – Le donne in nero hanno piegato il governo conservatore della Polonia. La proposta di legge che prevedeva un divieto pressoché totale di aborto nel Paese è stata respinta dai parlamentari, che hanno dovuto tener conto delle migliaia e migliaia di ragazze, signore e anziane (forse centomila) scese in strada a protestare lunedì 3 ottobre.

Quarantotto ore dopo quelle imponenti manifestazioni di protesta il partito conservatore Diritto e giustizia (Pis) dell’ex premier Jaroslaw Kaczynski ha fatto marcia indietro, votando contro il progetto di legge che pretendeva di vietare l’interruzione volontaria di gravidanza anche nei casi di stupro, incesto o di malformazioni del feto, e introduceva il carcere fino a cinque anni per la donna e i medici che lo avessero praticato.

“Pis è e sarà sempre dalla parte della vita, ma l’impatto del divieto di aborto può essere contrario ai risultati desiderati”, ha detto Kaczynski prima del voto, quasi ammettendo che un simile divieto non avrebbe limitato gli aborti tout court, ma solo quelli legali e sicuri per la salute delle donne. “Noi rispettiamo tutte le voci e le opinioni sull‘aborto” ha aggiunto la premier Beata Szydlo, anche lei del Pis, annunciando un programma di sostegno del governo alle famiglie con bambini disabili.

Martedì si erano fatti sentire anche i vescovi polacchi, che in un comunicato avevano ricordato che la chiesa non è a favore della punizione delle donne che abortiscono. 

Il progetto di legge era stato approvato dal Sejm (la Camera bassa del parlamento polacco) il 23 settembre scorso con i voti di deputati dello stesso partito di Kaczynski che lo hanno respinto.
(Foto Ansa)

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  • Abortire grazie ad una gruccia metallica, di quelle della lavanderia. Solo così Maria Jarusjewska (il cognome è di fantasia) è riuscita a non partorire, a 18 anni, il figlio nato dallo stupro subito da parte dello zio. 8
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