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Profughi, ipotesi muro per mettere Grecia fuori da Schengen

ATENE – Profughi, la Grecia rischia di trovarsi fuori da Schengen. E rischia di subire suo malgrado l’ennesimo muro anti profughi europeo. Stavolta non un muro fatto di mattoni ma una barriera di controlli alla frontiera con la Macedonia. Obiettivo impedire che i migranti che entrano in Grecia dalla Turchia poi possano attraversare il confine con la Macedonia e quindi riversarsi in Europa. Perché per i Paesi balcanici tutti e per parte dei paesi dell’Europa centrale la Grecia semplicemente nulla fa per presidiare le frontiere e gestire l’emergenza migranti.

Cosa stia succedendo esattamente lo spiega, sul Corriere della Sera, Maria Serena Natale:

Un nuovo focolaio si accende ora al confine meridionale della Macedonia, dal quale passano i profughi in arrivo dalla Grecia diretti verso Germania, Austria e Paesi del Nord Europa. La Ue sta studiando un piano per aiutare Skopje a fermare il passaggio dei migranti che si ritroverebbero così bloccati in una Grecia circondata e costretta a gestire all’interno un’emergenza superiore alle forze del governo di Alexis Tsipras. Il primo ministro di Atene, già alle prese con le contrastate riforme previste dal terzo pacchetto di salvataggio internazionale, giudica pericolosa l’ipotesi di rafforzamento dei controlli al confine macedone emersa mercoledì scorso dalla riunione degli ambasciatori europei su proposta della Slovenia e già sfociata nell’invio di una squadra tecnica per valutare la situazione sul terreno.

I funzionari della Commissione Ue dovranno ora stimare l’entità delle risorse — mezzi e uomini — necessarie alla Macedonia, che nella settimana appena conclusa ha bloccato la frontiera due volte «per motivi tecnici». Il confine è stato riaperto ieri, aggiornata la conta degli ingressi: oltre mille nelle ultime 24 ore, circa 38 mila dall’inizio dell’anno, con temperature sotto lo zero e nevicate che mettono in serio pericolo i profughi, tra i quali molti anziani, donne e bambini. La Macedonia attualmente respinge i migranti economici e lascia passare solo rifugiati da Siria, Afghanistan e Iraq decisi a raggiungere Austria e Germania, due dei Paesi che insieme a Slovenia, Svezia e Danimarca nelle ultime settimane hanno annunciato la reintroduzione dei controlli temporanei ai confini.

Due i fronti caldi che causano divisioni anche tra Paesi del Nord e quelli del Sud all’interno dell’Ue. Da un lato l’ipotesi di ‘isolare’ la Grecia, sospendendo di fatto la sua partecipazione all’area Schengen, in ragione della sua incapacità nel blindare le sue frontiere con la Turchia. Dall’altro, l’intenzione di alcuni Paesi, Germania in testa, di chiedere un prolungamento della reintroduzione dei controlli ad alcune frontiere interne alla zona di libera circolazione. C

Contro Atene e la permeabilità dei suoi confini Nord si è venuto a creare uno schieramento che va dai Paesi dei Balcani occidentali fino a quelli dell’Europa centro-orientale. Tutti favorevoli alla proposta avanzata dal premier sloveno Miroslav Cerar per fornire al governo della Macedonia tutto il necessario per rafforzare la sorveglianza alla frontiera con la Grecia e bloccare così gli attraversamenti irregolari. Ma il ministro dell’Interno austriaca Johanna Mihl-Leitner è andata anche oltre. “Se il governo di Atene non si deciderà a fare di più per garantire la sicurezza dei suoi confini, bisognerà discutere apertamente dell’espulsione temporanea della Grecia dall’area Schengen”. Anche perchè l’impossibilità di controllare gli arrivi dalla Turchia, ha sottolineato il ministro “è un falso mito”.

Del resto Ankara, nonostante le belle parole, non sembra collaborare come dovrebbe e vorrebbe l’Ue. La quale ha promesso alla Turchia tre miliardi di euro di aiuti per tenersi i migranti che però al momento sono bloccati dalle riserve dell’Italia. I temi legati alla Grecia saranno quindi sul tavolo dei ministri Ue lunedì. I quali dovranno anche discutere – secondo quanto anticipato oggi dal quotidiano tedesco Welt – dell’intenzione della Germania, ma anche di Austria, Svezia e Danimarca, di prolungare ulteriormente da maggio e per un anno o un anno e mezzo la reintroduzione dei controlli ad alcune frontiere interne.