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Russia, Regione Veneto riconosce la Crimea russa

VENEZIA – La Regione Veneto di Luca Zaia (Lega Nord) si prepara a riconoscere la Crimea come parte della Federazione Russa e a chiedere la fine delle sanzioni. E la notizia arriva a Mosca e fa il pieno di consensi.

L’idea è venuta ai consiglieri di maggioranza della Regione, che hanno firmato una risoluzione per chiedere al governo italiano un impegno per il riconoscimento della Crimea come parte della Russia e la fine delle sanzioni economiche che stanno mettendo in ginocchio la già provata economia russa.

Nel 2014 la Crimea, in seguito alla crisi ucraina e all’intervento più o meno esplicito della Russia, che ha sostenuto le frange separatiste della regione, si è staccata dal resto dell‘Ucraina, separazione confermata dall’esito di un referendum che non è stato riconosciuto legittimo dall’Unione Europea, dagli Stati Uniti e da un terzo degli Stati membri dell’Onu. La Russia, invece, considera valido il risultato.

“La risoluzione – spiega il primo firmatario Stefano Valdegamberi, consigliere della lista Zaia e reduce da un forum a Yalta – vuole venga riconosciuta ufficialmente al popolo della Crimea la possibilità di scegliere il proprio destino, e la Crimea vuole stare con la Russia. Inoltre chiede che venga posto fine alle sanzioni e che vengano ripristinati i rapporti con la Russia. Certo, non ha un valore di politica estera, esprime un auspicio, ma ha un valore molto forte perché il Veneto subisce la conseguenza di una politica europea sbagliata”.

L’iniziativa dell’assemblea regionale veneta è seguita con molta attenzione anche dalla stampa russa. Il primo a scriverne è stato il quotidiano Izvestia, ma presto la storia è finita su siti – primo fra tutti Sputnik, testata vicinissima al Cremlino – e in televisione. “Se la votazione avrà esito positivo – rileva Izvestia – il Veneto sarà la prima regione in Europa a riconoscere la Crimea come parte della Russia”.

A muovere l’iniziativa dei 24 consiglieri veneti, al di là della questione politica, c’è il tema economico, legato alle penalizzazioni sul fronte dell‘export con la Russia per le attività produttive venete, in particolare il settore primario.

 

 


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