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Schengen a rischio, Ue: controlli frontiere fino 2 anni

Schengen, i Paesi Ue chiedono di estendere i controlli alle frontiere fino a 2 anni. Libera circolazione a rischio

AMSTERDAM – Schengen a rischio, Ue: controlli frontiere fino 2 anni. “Schengen sta per saltare”, avverte dal vertice europeo il ministro austriaco degli Interni, una frase che sintetizza la spaccatura tra le varie anime europee sul tema dei controlli alle frontiere. Ad Amsterdam sono riuniti i ministri degli Interni dei Paesi europei per decidere come cambiare la politica di accoglienza all’interno dell’Europa dove i controlli interni sono stati appunto cancellati dal Trattato di Schengen. Trattato che prevede la reintroduzione dei controlli alle frontiere in casi eccezionali per periodi di 6 mesi prolungabili fino a 2 anni.

E nuovi controlli sono stati reintrodotti da alcuni Paesi, sotto il peso dei continui arrivi di migranti. E così al termine della riunione di Amsterdam gli Stati hanno “invitato la Commissione Ue a preparare le procedure per l’attivazione dell’articolo 26 nell’ambito del codice Schengen”. L’articolo prevede la possibilità per uno o più Stati membri di estendere i controlli alle frontiere interne, fino a due anni. L’Austria, che ha reintrodotto i controlli, ha fatto sapere tramite il suo ministro che Schengen “sta per saltare”. “Ciascuno è consapevole che l’esistenza dello spazio Schengen è in bilico, e che deve succedere qualcosa velocemente”.

Cautamente ottimista invece il nostro ministro Angelino Alfano: “Schengen per ora è salva”. Su Schengen “a mio avviso fino a maggio siamo in tempo per ragioni tecniche e politiche. Occorrerà lavorare perché” non si dissolva: così il ministro dell’Interno. “A tutti quelli che credono che per l’Italia la soluzione sia chiudere Schengen – aggiunge Alfano – al di là dei principi generali, dico: ma si rendono conto o no che non possiamo mettere il filo spinato nel mar Mediterraneo e nemmeno nell’Adriatico e il danno economico sarebbe enorme?”.

Danimarca, Francia, Germania, Austria, Norvegia e Svezia hanno reintrodotto i controlli alle frontiere. La decisione del governo francese è stata presa in seguito all’attacco terroristico del 13 novembre, gli altri per far fronte al flusso eccezionali di migranti. Dal 1995 (per l’Italia dal 1997) sono stati aboliti i controlli sistematici alle frontiere interne dei paesi aderenti all’area Schengen (restano possibili controlli a campione) mentre sono obbligatori quelli alle frontiere esterne. Non sono messi in discussione i controlli all’interno di un Paese. C’è poi il sistema d’informazione comune di scambio di informazioni (il Sis, potenziato nel 2013, ora Sis 2), che è responsabilità degli stati membri utilizzare e implementare.

E’ possibile reintrodurre i controlli alle frontiere interne, ma solo previa informazione a Bruxelles in caso di seria minaccia alla sicurezza interna o per problemi di ordine pubblico o per situazioni eccezionali previste (manifestazioni, eventi sportivi o politici, ecc.). Gli articoli da 23 a 25 del Codice di Schengen prevedono la reintroduzione dei controlli per un massimo di sei mesi. Il prolungamento ulteriore richiede l’adozione da parte del Consiglio – su proposta della Commissione – di una raccomandazione basata sull’articolo 26, che può essere adottata in circostanze eccezionali per far fronte a una situazione in cui esistano deficit seri e ricorrenti nei controlli lungo le frontiere esterne e le misure previste da Schengen non risultano efficaci.