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Schengen si può sospendere. “Art. 26 dice fino a 2 anni”

BRUXELLES – Gli accordi di Schengen, quelli che prevedono la libera circolazione delle persone all’interno della Ue, si possono sospendere. L’articolo 26 del codice prevede, infatti, che in caso di “minaccia sistemica e persistente”, è possibile reintrodurre controlli alle frontiere interne fino a due anni. Lo rivelano fonti Ue, secondo le quali la questione verrà riproposta in un summit a febbraio.

Già a dicembre Bruxelles non aveva escluso la possibilità di farvi ricorso, quando la Grecia, giudicata inadempiente nell’attuare gli accordi presi sulla gestione dei migranti, aveva evitato per un soffio la sua esclusione da Schengen. Secondo le stesse fonti la questione si riproporrà a breve. A maggio la Germania, e a seguire Austria, Francia, Danimarca, Svezia e Norvegia, esauriranno il periodo massimo per i controlli consentito dagli articoli 23 e 25. Mentre Slovenia e Croazia si sono dette pronte a ripristinarli. Secondo il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, il vertice dei leader Ue di marzo “sarà l’ultima occasione per vedere se la strategia per far fronte all’emergenza migranti funziona”, altrimenti il crollo dell’area di libera circolazione in Europa sarà una conseguenza inevitabile. Restano dunque meno di due mesi per salvare Schengen.

I dati di Frontex sugli arrivi in Europa durante le festività natalizie “non sono incoraggianti”, con oltre duemila profughi al giorno. Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, nei primi 18 giorni di gennaio, in Grecia sono sbarcate 31.244 persone, contro i 1.472 dell’intero gennaio 2015, e le proiezioni “suggeriscono che nel 2016 il dato possa superare in modo significativo gli 853.650 del 2015″. Gli arrivi nei primi 18 giorni dell’anno, nel Canale di Sicilia, sono stati 607. Mentre i morti sono stati complessivamente 95. Tra i nodi da sciogliere, anche l’accordo sulla ripartizione dei contributi tra la Commissione Ue ed i Paesi membri dei tre miliardi destinati alla Turchia per la gestione dei rifugiati, punto centrale del piano d’azione Ue-Turchia

“La protezione delle frontiere esterne è una conditio sine qua non”, ribadisce ancora Tusk, che evidenzia “un chiaro deficit” di attuazione delle misure decise, dagli spot alle registrazioni, dai ricollocamenti ai rimpatri. E anche il piano d’azione con la Turchia, “sebbene promettente, deve ancora dare i suoi frutti”. L’Italia è rimasto l’unico Paese Ue a bloccare apertamente l’intesa, col presidente del Ppe Manfred Weber che alla plenaria di Strasburgo ha accusato il premier Matteo Renzi di “mettere a repentaglio la credibilità europea a vantaggio del populismo”. Commissione Ue e presidenza di turno olandese hanno di recente richiamato ad “accelerare” sul punto, ma secondo fonti europee, “la soluzione arriverà probabilmente con l’incontro Renzi-Merkel” a Berlino in calendario il 29 gennaio.

Intanto alla riunione informale di Amsterdam di lunedì 25, i ministri dell’Interno Ue potrebbero tornare a discutere della possibilità di introdurre i controlli temporanei alle frontiere interne per un periodo di due anni, invece degli attuali sei mesi, per affrontare le mancanze nei controlli delle frontiere esterne, per “grave minaccia alla sicurezza”.