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Social media, l’accusa di Theresa May: “Megafono dei terroristi”

Social media, l'accusa di Theresa May: "Megafono dei terroristi"

Social media, l’accusa di Theresa May: “Megafono dei terroristi” (Foto Ansa)

LONDRA – La premier britannica Theresa May ha chiesto l’appoggio dei leader mondiali per contrastare i giganti del web che rifiutano di cooperare contro il terrorismo. May ha sottolineato come la lotta allo Stato Islamico stia passando dal campo di battaglia a internet, e si è detta infuriata dai colossi dei social media, che fornirebbero una piattaforma per predicare odio e diffondere manuali del terrore.

Sulla scia dell’attentato di Manchester, il Daily Mail ha impiegato meno di 30 secondi per scovare dei link che indirizzassero a siti dove si predica l’uccisione di bambini, il bersaglio di concerti e la costruzione di vere e proprie bombe fatte in casa.

Una fonte esterna ha rivelato che l’MI5 (l’intelligence britannica) stava già portando avanti oltre 500 indagini, ed è emerso che il terrorista suicida di Manchester, Salman Abedi, avrebbe presumibilmente acquistato le armi in Libia.

L’attentatore avrebbe telefonato alla madre poco prima dell’attacco per chiederle il perdono, mentre la sorella difende l’efferata azione sostenendo che quella di Abedi era “voglia di rivalsa” per gli attacchi da parte delle potenze occidentali al Medio Oriente.

Durante le “bank holiday” inglesi, gli ospedali sono stati invitati a prepararsi per un secondo attacco, che secondo il presidente americano Donald Trump era possibile proprio per l’apertura delle frontiere europee ai flussi migratori.

La premier May ha chiesto ai colossi del web quattro azioni chiave: forzare le compagnie a sviluppare una tecnologia in grado di rimuovere automaticamente materiale a sfondo terroristico, escludere tutti gli utenti che postano o diffondono materiale estremista, trasmettere invece documenti in grado di fermare l’odio e, infine, rendere più dure le leggi su ciò che costituisce “contenuto dannoso”.  “La disponibilità di questo materiale è ovviamente pericolosa. E’ collegata ad atti di violenza e meno è reperibile on line, meglio è per la sicurezza di tutti”, ha affermato una fonte governativa.

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