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Spagna: Pedro Sanchez (ri) eletto segretario dei socialisti. La rivolta della base

Spagna: Pedro Sanchez (ri) eletto segretario dei socialisti. La rivolta della base

Spagna: Pedro Sanchez (ri) eletto segretario dei socialisti. La rivolta della base (foto Ansa)

MADRID – La rivolta della base contro l’apparato ha riportato in sella nel Psoe, il partito socialista spagnolo, l’ex segretario Pedro Sanchez, defenestrato il primo ottobre scorso da una rivolta dei baroni del partito. Sanchez ha vinto a sorpresa le primarie con il 49% davanti alla presidente dell’Andalusia Susana Diaz, ferma al 40% e all’ ex-premier basco Patxi Lopez, al 10%. Per il socialismo iberico, ha commentato un analista della tv pubblica Tve, si tratta di “uno tsunami”. Forse anche per la politica spagnola.

Sanchez, 45 anni, segretario dal 2014, era stato costretto alle dimissioni dai ‘baroni’ guidati da Susana Diaz dopo avere firmato due sconfitte storiche del Psoe alle politiche. Il partito era sceso al 22% dal 48% che aveva conquistato negli anni 1980 sotto Felipe Gonzales. Sanchez si era poi dimesso anche dal parlamento per non dover seguire le nuove direttive di voto del partito, che aveva deciso l’astensione dall’opposizione sull’investitura del premier Pp Mariano Rajoy con un esecutivo di minoranza, in nome della governabilità del paese.

La mossa della direzione provvisoria aveva permesso di chiudere la crisi istituzionale infinita nella quale la Spagna era piombata dopo le politiche del dicembre 2015. Sanchez aveva lanciato la sua lunga marcia per la riconquista del potere interno in vista delle primarie, percorrendo senza sosta il paese e facendo appello alla fibra ‘anti-Rajoy’ della base socialista. Susana Diaz sembrava imbattibile. Presidente dell’ Andalusia, feudo socialista dalla fine della dittatura, e della più potente federazione Psoe del paese, era appoggiata dall’apparato del partito e dei leader storici José Luis Zapatero e Felipe Gonzales.

E’ stata vittima con ogni probabilità della stessa rivolta contro l’apparato che in Francia ha portato alla bocciatura alle primarie del Ps l’ex-premier Manuel Valls, battuto da Benoit Hamon, poi naufragato alle presidenziali. Sanchez ha annunciato che non appena eletto chiederà le dimissioni di Rajoy, il cui fragile esecutivo finora si è retto grazie alla ‘tolleranza’ dall’opposizione del Psoe. La vittoria di Sanchez è una cattiva notizia per il premier e un possibile rischio per la stabilità a breve del paese. Durante la campagna si è pronunciato per la formazione di un governo alternativo ‘alla portoghese’ con Podemos, i nazionalisti e gli indipendentisti .

Nei prossimi giorni, e prima del congresso di metà giugno, Sanchez dovrà fra l’altro pronunciarsi sulla mozione di censura presentata contro Rajoy da Podemos, e finora respinta dal Psoe. Per il nuovo leader ora si apre una doppia sfida. Riuscire a evitare una spaccatura del partito dopo il durissimo scontro interno degli ultimi mesi e fermare il declino del Psoe, minacciato di ‘sorpasso’ a sinistra da Podemos. Il socialismo spagnolo ora guidato da Sanchez deve evitare la marginalizzazione subiti da altre formazioni storiche della socialdemocrazia europea come il Pasok greco divorato da Syriza o il Ps francese umiliato alle ultime presidenziali.

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