Blitz quotidiano
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Stato Islamico in Europa? Da Bosnia e Kosovo il pericolo

ROMA – Stato Islamico in Europa? Da Bosnia e Kosovo il pericolo. “La scritta Isis sta arrivando campeggia su un muro della chiesa ortodossa serba di San Nikola a Pristina, la capitale del Kosovo“.

Si tratta di un’Ansa di meno di quindi giorni fa. Sembra dar ragione plastica a quello che molti osservatori temono dopo l’escalation fondamentalista che ha condotto agli attentati di Parigi e Bruxelles: un presidio dello Stato Islamico nel cuore d’Europa. Non un’altra Moleenbeek, il quartiere ghetto di Bruxelles da dove sono partiti gli attentatori che hanno colpito l’Europa al cuore.

Un rigurgito, semmai, di una storica frattura nei Balcani che dal crollo degli imperi austro-ungarico e della Mezza luna turca alla fine della prima guerra mondiale fino alle guerre contro la Serbia da parte della Nato post dissoluzione della Jugoslavia si è conclusa con l’emersione e il riconoscimento di Bosnia (1992-1995) prima e Kosovo poi (1997-1999).

Due stati a maggioranza musulmana: in Bosnia il 50% della popolazione è di confessione sunnita, in Kosovo l’82% da albanesi islamici) Circostanza che deve far riflettere, come segnala Ennio Di Nolfo nel suo articolo per Il Messaggero (“E’ nei Balcani che può nascere lo Stato Islamico dentro l’Europa”).

Ora che l’Isis sembra in crisi dove essa ha messo le suo prime radici, in Siria e in Iraq e mentre l’estremismo islamico pare sull’orlo del tracollo in Nigeria e deve fronteggiare pressioni sempre più forti in Libia, gli uomini del Califfato tendono a muovere il centro delle loro iniziative dove essi incontrano meno ostacoli e questo centro sta divenendo o, forse, è già divenuto il territorio della Bosnia Erzegovina e del Kosovo.

I servizi segreti italiano e internazionale non ignorano che cellule terroristiche operano da tempo nella penisola balcanica. Sino a qualche tempo fa, l’azione di queste cellule si limitava alla creazione di gruppi di fanatici Foreign fighters, pronti ad accorre sul campo di battaglia […] Di tutti i territori interessati a questa svolta, il Kosovo appare come il più importante per tre ragioni: a causa dell’assoluto predominio dell’etnia kosovara/islamica, a causa della prossimità all’Albania, il territorio balcanico più vicino all’Italia e a causa dell’insuccesso del progetto Eulex, che prevedeva schemi di aiuti volti a stabilizzare la situazione kosovara ma finito nel nulla.

Contro questi pericoli da tempo le parti interessate hanno preso misure importanti. Hanno, per esempio, processato e condannato l’imam Husein Bosnic, detto Bilal, noto per aver proclamato, durante un suo soggiorno in Italia: «Il nostro obiettivo è fare in modo che anche il Vaticano sia Musulmano». A lui si deve, a quanto risulta dalle cronache, la creazione di una cellula fanatica, di ispirazione wahabbita, nella località di Gornja Moaca, dove di fatto è in vigore la sharia e dove da tempo si sono viste agitare le bandiere nere del Califfato. (Ennio Di Nolfo, Il Messaggero)