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Terremoto, accordo per la ricostruzione: fondi Ue al 95% e nazionali al 5%

Terremoto, accordo per la ricostruzione: fondi Ue al 95% e nazionali al 5%

Terremoto, accordo per la ricostruzione: fondi Ue al 95% e nazionali al 5% (Nella foto Ansa, Amatrice)

BRUXELLES – I vari Stati dell’Unione europea e il parlamento europeo hanno raggiunto un accordo sull’utilizzo dei fondi europei per le opere di ricostruzione post-disastri naturali, come terremoti e alluvioni. Da Bruxelles arriverà il 95% della somma totale, mentre i governi nazionali metteranno il 5%.

È il compromesso che supera lo stallo a cui si era giunti dopo la richiesta di fissare la soglia al 90% avanzata dalla Germania appoggiata da Paesi Bassi, Regno Unito, Austria, Svezia, Danimarca e Finlandia. La Commissione europea aveva proposto l’uso del 100% dei Fondi per lo sviluppo regionale (Fesr), senza una quota di cofinanziamento da parte dei Paesi.

Nel novembre scorso, la commissaria per la politica regionale Corina Cretu aveva proposto di cambiare il regolamento del Fesr in modo da consentire che potesse essere utilizzato senza cofinanziamento nazionale per le opere di ricostruzione nei Paesi devastati da catastrofi naturali. L’idea non aveva però convinto gli Stati membri, che a fine marzo avevano concordato l’introduzione di una quota di cofinanziamento nazionale del 10%.

Mercoledì 24 maggio, durante la riunione degli ambasciatori dei 28, Parlamento e Consiglio europeo hanno concordato di limitare al 5% l’importo che i Paesi saranno tenuti a versare. “Questo significa che il contributo per alcune regioni quasi raddoppierà rispetto all’attuale livello del 50%. Il sopporto totale per le regioni colpite da catastrofi potrebbe arrivare a 9,8 miliardi per il periodo 2014-2020”, scrive il Consiglio in una nota.

“L’accordo di oggi è espressione della nostra solidarietà. Riconosce che siamo tutti vulnerabili e abbiamo interessi condivisi nel supportarci a vicenda nel gestire disastri naturali”, commenta il segretario parlamentare per i fondi europei della presidenza di turno maltese, Ian Borg.

L’intesa dovrà ora essere approvata ufficialmente da Consiglio e Parlamento europeo per entrare in vigore. Nonostante il cambiamento dei termini di spesa, non ci saranno variazioni nel bilancio del Fesr per il periodo 2014-2020, che resta di circa 196,4 miliardi.

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