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Turchia, Merkel: “Erdogan rispetti democrazia o no visti”

ISTANBUL  –  La cancelliera tedesca Angela Merkel prova a mettere un freno al presidente turco Recep Tayyip Erdogan e alla sua stretta autoritaria: l’Europa vuole continuare a collaborare con la Turchia nella gestione della crisi migratoria, ma sul rispetto dei principi democratici non farà sconti, ha avvertito Merkel, ad Istanbul per il primo World Humanitarian Summit.

Merkel ed Erdogan si sono incontrati in un faccia a faccia di un’ora in cui non si sono risparmiate parole dure, soprattutto sulla deriva autoritaria del presidente turco. Che però non arretra e continua a minacciare di strappare gli accordi con l’Unione europea, compreso quello sui migranti.

Nelle stesse ore arriva la nuova apertura di Bruxelles a rafforzare le politiche di accoglienza. Con un monito agli Stati membri lanciato dal presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker: “Un continente di 508 milioni di abitanti dovrebbe essere in grado di integrare 2 milioni di rifugiati”.

L’esecutivo comunitario ha presentato sin dall’inizio “proposte concrete” per non lasciare soli i Paesi del Mediterraneo come Italia, Malta e Cipro, ha rivendicato Juncker, puntando il dito contro quegli Stati che hanno scelto “la via unilaterale senza una concertazione precedente e sufficiente con le istituzioni comunitarie e gli altri Stati coinvolti”.

L’accordo con la Turchia appare intanto sempre più in bilico. Mentre Erdogan si prepara a varare il nuovo governo del fedelissimo Binali Yildirim, l’incontro di Istanbul non spazza via le incognite. Anzi. “Per ottenere la liberalizzazione dei visti, la Turchia deve soddisfare tutte le condizioni” richieste dell’Unione europea, compreso un ammorbidimento della normativa antiterrorismo, ha ribadito Merkel.

L’obiettivo di Ankara di farcela entro luglio sembra definitivamente sfumato. “Ho detto chiaramente al presidente Erdogan che la Turchia ha bisogno di un Parlamento forte”, è stato il monito della cancelliera, che già alla vigilia aveva espresso “forte preoccupazione” per la legge che ha tolto l’immunità ai deputati sotto inchiesta, mettendo quelli curdi a rischio di arresto. Erdogan, però, continua a dire che la legge antiterrorismo è intoccabile e accusa l’Ue di un “doppio standard”, ricordando che “la Turchia ospita 3 milioni di rifugiati siriani e iracheni, più di ogni altro Paese, e ha speso oltre 10 miliardi di dollari per l’accoglienza, mentre la comunità internazionale ha investito finora 450 milioni”.

Posizioni che restano distanti mentre sul terreno la situazione rischia di farsi ancor più delicata. Se il numero degli sbarchi nelle isole greche continua a restare sotto controllo, per Atene è il fronte continentale che rischia di esplodere. Il governo di Alexis Tsipras, anche lui ad Istanbul, si appresta a iniziare lo sgombero del campo di fortuna allestito dai migranti a Idomeni, al confine con la Macedonia. Atene ha inviato nove squadre anti-sommossa e tra martedì e mercoledì è atteso un intervento per sgomberare buona parte dei circa 8.500 profughi accampati, trasferendoli in altri centri di accoglienza greci.