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Turchia, sondaggio referendum: i Sì a più poteri per Erdogan al 51%

Turchia, sondaggio referendum: i Sì a più poteri per Erdogan al 51%

Turchia, sondaggio referendum: i Sì a più poteri per Erdogan al 51%

ROMA – Turchia, sondaggio referendum: i Sì a più poteri per Erdogan al 51%. Sulla linea del traguardo, Recep Tayyip Erdogan tenta il colpo di reni. A quattro giorni dal referendum sul presidenzialismo, passaggio cruciale per il futuro della Turchia, i sondaggi tornano a sorridergli, dopo che nelle prime settimane di campagna elettorale era considerato in difficoltà, nonostante il controllo quasi totale della scena mediatica – come sottolineato anche dagli osservatori Osce – e i numerosi ostacoli per le opposizioni sotto lo stato d’emergenza.

Secondo le ultime due rilevazioni, i ‘sì’ alla riforma sarebbero in leggero vantaggio. Per l’istituto demoscopico Anar, con il 52%, che potrebbe anche aumentare considerando i voti dei turchi all’estero, non stimati nel sondaggio. Le urne per gli emigrati si sono chiuse domenica – salvo quelle ai valichi di frontiera – con un’affluenza record di oltre il 45%, che secondo gli analisti potrebbe premiare Erdogan dopo la campagna acchiappavoti tra i nazionalisti sulla scia dello scontro frontale con i Paesi Ue.

I Sì sarebbero in leggero vantaggio (51,2%) anche per l’istituto Konsensus, che 20 giorni fa aveva diffuso una stima rovesciata. Numeri che però sono tutt’altro che blindati, tenendo conto del margine d’errore dei sondaggi e della reticenza di molti a esprimersi pubblicamente in un clima di caccia alle streghe sempre forte dopo il fallito golpe della scorsa estate. Negli ultimi giorni Erdogan è partito all’assalto dei voti degli ‘indecisi’. A partire dai clan curdi.

Se le stime prevedono che la minoranza etnica più importante della Turchia dirà in maggioranza ‘no’ al presidenzialismo, la frangia più conservatrice, che in passato aveva sostenuto il partito del presidente, sarebbe ancora incerta. Nel suo infaticabile giro delle piazze, oggi Erdogan si è recato a Erzurum, nell’estremità orientale del Paese, a promettere alla città la prima candidatura turca alle Olimpiadi invernali del 2026, mettendo sul piatto investimenti per 5 miliardi di euro e 23 mila nuovi posti di lavoro.

Nei giorni scorsi, aveva già fatto tappa in molte delle roccaforti curde, da Diyarbakir a Sanliurfa, suggerendo persino spiragli di nuove trattative di pace, dopo la guerra totale scatenata contro il Pkk dall’estate 2015. Nei suoi appelli, il presidente non dimentica gli altri elettori incerti che potrebbero determinare l’esito del referendum, i nazionalisti, a cui è tornato a promettere anche un ritorno alla pena di morte in caso di vittoria nel referendum: “Il giorno per deciderlo sarà il 16 aprile”.

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