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Ue bloccata dal no della Vallonia: il Belgio ferma l’accordo con il Canada

BRUXELLES – Nuovo ‘no’ della Vallonia all’accordo di libero scambio tra Unione europea e Canada (Ceta), che ormai il governo belga, pur se favorevole, ha dovuto formalizzare all’Ue, ostaggio della politica interna locale da una settimana.

L’Europa però, davanti all’imbarazzo della situazione, non si arrende: dopo un giro di consultazioni, per ora continua di rifiutarsi di cancellare il vertice bilaterale di giovedì con il Canada, dedicato proprio alla firma del Ceta. “C’è ancora tempo”, ha affermato il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, dopo una telefonata con il premier canadese Justin Trudeau.

La pressione intanto sale anche dall’Europarlamento e dal mondo delle imprese italiane ed europee, dove si spinge per “portare a casa il miglior accordo mai negoziato dall’Ue”. “Insieme con Trudeau, pensiamo che il vertice di giovedì sia ancora possibile. Incoraggiamo tutte le parti a trovare una soluzione, c’è ancora tempo”, ha twittato Tusk dopo aver parlato non solo con il premier canadese ma anche con il belga Charles Michel e con il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, che a sua volta ha sentito la cancelliera tedesca Angela Merkel.

Sembra difficile, però, che il nuovo tentativo di porgere da una parte un ramoscello d’ulivo e dall’altra di richiamare all’ordine, possa sortire effetti diversi da quelli degli ultimi giorni. “E’ evidente che, nelle circostanze attuali, non si può dare un ‘sì’ oggi”, ha detto senza lasciare margini il presidente della Vallonia, mentre il presidente del Partito socialista ed ex premier Elio Di Rupo che si contende la leadership con Magnette ha parlato della necessità di “settimane” ulteriori di negoziati per sciogliere i dubbi sulla corte di arbitrato per gli investimenti.

Secondo il quotidiano economico l’Echo, al no della Vallonia si affiancherebbe anche quello di tutte le altre istituzioni francofone del Paese, con il sì invece del governo federale, dei fiamminghi e dei germanofoni.

Il braccio di ferro della Vallonia, infatti, dopo il grande successo della posizione ‘anti-Ceta’ riscosso tra ong, movimenti e cittadini, non si è per nulla ammorbidito durante le discussioni del fine settimana. A nulla solo valse, infatti, le controproposte presentate dalla Commissione di concerto con i canadesi né il tentativo di mediazione del presidente dell’Europarlamento Martin Schulz. Il Belgio “non è in misura” di firmare l’accordo, ha dovuto riconoscere il liberale Michel, accusando i socialisti a guida della regione vallona di “giocare al gioco delle sedie vuote”.

Gli industriali sono intanto a fior di nervi: “possiamo ancora e abbiamo il dovere di portare a casa” l’accordo, ha tuonato il presidente di BusinessEurope Emma Marcegaglia, chiedendo un cambiamento della governance Ue per evitare situazioni simili in futuro. Da qui l’invito del coordinatore S&D in commissione agricoltura del Parlamento europeo Paolo De Castro perché l’Aula approvi comunque il Ceta, che tutela oltre 140 Dop e Igp di cui molte italiane tra cui il Prosciutto di Parma, per “dare un segnale forte”.