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Ue, dopo scontro Junker-Renzi: “A Roma manca interlocutore”

BRUXELLES – A Roma manca un interlocutore col quale dialogare sui dossier più delicati. Spiegano così a Bruxelles le tensioni degli ultimi giorni sfociate nel duro sfogo di venerdì, quando il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker ha di fatto “sgridato” il premier Matteo Renzi, accusandolo di “vilipendere la Commissione a ogni occasione”. Juncker, spiegano le stesse fonti Ue, era e resta amico di Matteo Renzi ed il miglior alleato dell’Italia. Solo che venerdì ha sostanzialmente perso la pazienza a causa di troppi malintesi nati, appunto, perché Bruxelles non ha un interlocutore per dialogare con Roma sui dossier più delicati. E si sa che a certi livelli, i problemi di comunicazione fanno presto a diventare politici.

Ma la spiegazione non sembra convincere il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni che già sabato, in un‘intervista al Corriere della Sera era intervenuto in difesa di Renzi, bollando come “una polemica inutile” quella di Bruxelles e ribadendo che la “flessibilità è merito dell’Italia”. Immediata la nuova replica di Gentiloni: “Abbiamo un continuo dialogo con le istituzioni, abbiamo un ministro degli esteri, degli interni, dell’economia, l’Italia ha un governo nel pieno dei suoi poteri”.

Se di comunicazione si tratta, tuttavia, quello della Ue non vuole essere certo un affronto al rappresentante permanente per l’Italia, Stefano Sannino, definito dalle stesse fonti di cui sopra “come il miglior ambasciatore a Bruxelles, estremamente apprezzato il suo lavoro di mediazione”. A mancare sarebbe il dialogo continuo con gli sherpa che le altre capitali inviano sui diversi temi specifici: un metodo di lavoro che permette di smussare gli angoli, come accaduto ad esempio con la Francia che in autunno ha inviato specialisti per “negoziare per settimane” fino all’ultima virgola sulla bozza di finanziaria. A Bruxelles negli ultimi mesi si è invece osservato un vuoto di comunicazione con Roma, vuoto che ha portato a ricostruzioni fattuali fuorvianti tanto sulle banche, quanto sull’Ilva e la flessibilità.

Per la questione delle banche, è stato sottolineato che lo stesso Renzi era stato informato della posizione della Commissione in una riunione a margine del G20 ad Antalya. Ma ha sollevato sconcerto anche la questione delle dimissioni dell’esperto giuridico Carlo Zadra, unico funzionario italiano nel gabinetto Juncker, che sarebbero state strumentalizzate politicamente. E’ poi considerato particolarmente problematico il blocco dell’Italia sul finanziamento del fondo di tre miliardi di euro a favore dei profughi siriani in Turchia. Un versamento che per la Ue è da fare al più presto per rispettare gli accordi con Ankara, ma che è ancora fermo nonostante la Commissione abbia “messo per iscritto” quanto chiesto dall’Italia, ovvero che i fondi messi a disposizione della Turchia non saranno inseriti nel calcolo nel deficit. Ed anche sulla flessibilità, a Bruxelles si osserva che già alla fine del 2015 è stato raggiunto l’accordo politico perché possano essere cumulate quella per gli investimenti, quella per le riforme strutturali e quella per i rifugiati. Sono però ancora da discutere nel dettaglio le cifre.