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YOUTUBE Catalogna referendum: polizia nei seggi con proiettili di gomma e manganelli. Oltre 800 feriti

YOUTUBE Catalogna referendum: polizia violenta nei seggi, e arrivano ancora più votanti

Catalogna referendum: polizia violenta nei seggi, e arrivano ancora più votanti (foto Ansa)

BARCELLONA – La polizia spagnola (Guardia Civil) irrompe con violenza nei seggi del referendum per l’indipendenza della Catalogna e attacca senza pietà gli occupanti (i dati non ufficiali parlano di oltre 800 feriti). Gli agenti non hanno risparmiato manganellate e proiettili di gomma ai catalani che si erano riversati a votare nonostante il divieto del governo di Madrid. Nonostante questo lunghe file di votanti si vedono ai seggi di Barcellona per il referendum, dichiarato illegale dal governo di Madrid e dal Tribunale costituzionale. E questo ha provocato la reazione dell’orgoglioso popolo catalano, che in massa si è riversato a votare soprattutto dopo aver visto in tv e internet le violenze della polizia spagnola. Dopo una carica degli agenti un uomo ha avuto un infarto e ora rischia la vita. Inoltre la Guardia Civil ha caricato a manganellate i vigili del fuoco che si erano messi a difesa dei seggi. I catalani hanno accusato la polizia di non aver guardato in faccia nessuno, scagliandosi con veemenza anche contro anziani e ragazzi (tanti di loro sono stati feriti, più o meno gravemente). A fine giornata il bilancio dice almeno 761 persone in ospedale e almeno 6 arrestati. E i portavoce degli indipendentisti hanno detto che porteranno la violenza di agenti e militari davanti alle corti internazionali.

Nonostante le notizie e i molti video che circolano sulla mano dura delle forze dell’ordine in molti seggi della capitale della regione autonoma, la gente attende ore per poter votare, nella stragrande maggioranza per il ‘Sì’, secondo quanto dicono. Al ‘Centre de dia de gent gran’, un centro anziani nel quartiere centrale di Sant Antoni, abitato da classe media agiata, Nuria, 37 anni, ha appena votato dopo sei ore in piedi e dopo essersi svegliata alle 5.30, racconta.

“Abbiamo aspettato 300 anni, che vuoi che sia qualche ora in più?”, scherza il padre. Applausi in particolare agli anziani e ai disabili che hanno una corsia preferenziale per votare. Diversi cittadini dicono di essersi decisi a partecipare dopo aver visto le immagini della “repressione di Madrid”, dice Miguel, 26 anni, che non è catalano d’origine. “La Spagna ci ha perso per sempre dopo oggi, comunque vada – assicura una donna, che non vuol dire il suo nome -. Ci volessero anni, alla fine saremo liberi”.

Dalla mattina di domenica 1 ottobre le forze antisommossa spagnole hanno fatto irruzione in molti seggi elettorali, caricando la folla, e usando anche proiettili di gomma, per impedire lo svolgimento del referendum di autodeterminazione. La polizia spagnola ha usato la forza contro le migliaia di persone in attesa di poter votare davanti e all’interno dei seggi. Ci sono stati almeno 40 feriti. In una parte degli uffici elettorali l’irruzione della polizia ha reso impossibile il voto. Sono state sequestrate le urne, in alcuni casi già piene.

La resistenza della popolazione catalana è stata pacifica e passiva. Molti si sono seduti davanti ai seggi per fermare l’avanzata degli agenti spagnoli. La Guardia Civil ha fatto irruzione in particolare nel seggio di San Julià de Ramis a Girona dove era atteso il presidente catalano Carles Puigdemont, che però ha votato in un altro seggio, come pure il vicepresidente Oriol Junqueras. Per aggirare l’attesa chiusura dei seggi da parte della polizia, il governo catalano ha reso noto che ogni elettore può votare in uno qualsiasi dei seggi del paese. La popolazione catalana reagisce con forme di resistenza pacifica e passiva. In molti seggi gli elettori si sono seduti pr terra per impedire l’ingresso degli agenti spagnoli.

Puigdemont ha denunciato la “brutalità ingiustificata della polizia spagnola”, affermando che “è una vergogna che accompagnerà per sempre l’immagine dell ostato spagnolo”. Il portavoce del Governo catalano Jordi Turull ha detto che “dai tempi del franchismo” non si vedeva “una violenza di stato” come quella esercitata in Catalogna “contro la democrazia”. Il prefetto spagnolo in Catalogna Enric Millò – di cui il governo catalano ha chiesto “le immediate dimissioni” – ha definito “una farsa” il referendum e ha affermato che “siamo stati costretti a fare quello che non volevamo fare”. La Guardia Civil ha interrotto le comunicazioni internet in diversi seggi per impedire il voto. In alcuni centri elettorali l’intervento degli agenti spagnoli è stato particolarmente brutale, riferisce la tv pubblica Tv3, usando i manganelli anche contro persone anziane. Il sindaco di Barcellona Ada Colau ha accusato il premier spagnolo Mariano Rajoy, “un capo del governo codardo”, di avere “inondato la nostra città di polizia”. Ma Barcellona, ha detto, “non ha paura”.


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