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Almaviva, Mise: “Per lavoratori dei call center nuove norme”

ROMA – Il Ministero dello Sviluppo economico risponde all’allarme lanciato dai sindacati sui rischi per i lavoratori dei call center e interviene con un provvedimento ad hoc per rendere efficace la normativa sulla delocalizzazione dei call center, visti i ritardi accumulati dal disegno di legge sulla concorrenza.

Il Mise ha “stabilito di intervenire con altro provvedimento. Si interverrà anche sul tema degli ammortizzatori sociali per il settore”, annuncia in una nota, in cui sottolinea come lo scorso 17 ottobre il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, con la viceministra Teresa Bellanova, ha convocato i rappresentanti delle aziende committenti dei servizi di call center ed è stato “perentorio” nell’indicare la linea di “tolleranza zero” del governo nei confronti di chi continuerà a procedere con gare che, “permettendo aggiudicazioni a prezzi al di sotto dei livelli di retribuzione indicati dai contratti nazionali di lavoro più rappresentativi, consentono alle aziende fornitrici di applicare i cosiddetti ‘contratti pirata’”.

Proprio poche ore prima della decisione del Ministero i sindacati avevano lanciato un vero e proprio grido di allarme per i dipendenti dei call center, dopo il caso di Almaviva che ha tagliato 2.500 posti. Per Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom, le tre sigle sindacali ascoltate in un incontro informale dalla commissione Lavoro del Senato in merito alla vertenza Almaviva, “se non risolve la questione entro breve, nel giro di qualche mese ci saranno 70-80mila posti a rischio” nel settore dei call center, tra coloro che chiamano i clienti e coloro che vengono contattati con problemi “anche di ordine pubblico”.