Politica Italia

Andrea Orlando e il capo partigiano per 10 anni in carcere innocente: “I giudici..” “Lo so lo so…”

Andrea Orlando e il capo partigiano per 10 anni in carcere innocente: "I giudici.." "Lo so lo so..."

Andrea Orlando e il capo partigiano per 10 anni in carcere innocente: “I giudici..” “Lo so lo so…”

Il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha celebrato la vigilia del 25 aprile recandosi a rendere omaggio a un vecchio capo partigiano di Reggio Emilia, che fu vittima di un errore giudiziario, passando 10 anni in carcere da innocente.

L’incontro, registrato in un VIDEO pubblicato dalla Gazzetta di Reggio, è avvenuto a Correggiom nella casa di Germano Nicolini, che oggi ha 97 anni, conosciuto con il soprannome di comandante Diavolo, Dièvel in dialetto reggiano. È stata una scelta coraggiosa, da parte di Orlando che da ministro della Giustizia ha preso a simbolo della lotta di Liberazione una vittima dei giudici.

Questo non ha impedito a Orlando, in altri incontri in terra di Emilia, di lasciarsi andare a affermazioni un po’ troppo demagogiche e comuniste retro (ancora non gli hanno spiegato la dfferenza fra la ricchezza dell’ Ancien Régime e quella generata con l’industria, i commerci e la finanza).

Ma l’incontro col comandante Diavel è stato un gesto coraggioso, quasi nobile:

“Comandante, sono onorato” ha detto il ministro, vestito blu, camicia bianca senza cravatta, sedendosi nella sala da pranzo tinello della casa di Nicolini, alto, dritto come un fuso, lucido e pieno di saggezza e signorilità. Nicolini non ha infierito, ma non è stato servo.

<2Non sono un personaggio, sono diventato qualche cosa che hanno vuluto loro farmi diventare. La gente, quando pensa a me, non pensa al partigiano. Pensa all’uomo che ha fatto 10 anni e per 50 anni si è battuto da solo per essere riconosciuto innocente. Lei  è ministro di Grazia e Giustizia, sappia che non è vero che i magistrati siano al di fuori della politica…”

Orlando alza la testa e scatta: “No, lo so lo so….”

Prosegue Nicolini: “Io fino alla Cassazione, io, per quanto mi riguarda, perché lì c’entrava il Vaticano, il vescovo eccetera, tutti concor[…]. E lo dice la sentenza c’è una sentenza dove si dice […]. E poi anche il signor partito comunista….E io ero quel poveretto che era lì in mezzo. In tre mesi mi hanno….”

Ampio gesto delle mani, per cancellare il passato: “Questo è passato. Lei mi è venuto a trovare perché ho questo passato…”

Il colloquio prosegue per oltre 5 minuti di registrazione. Costituisce un bel documento di vecchio come tutti vorremmo arrivare a essere e anche di  intelligenza e saggezza politica da parte di entrambi gli interlocutori.

La vicenda di Germano Nicolini si trova ben riassunta in Wikipedia. Fu accusato di avere organizzato l’uccisione di un parroco, don Umberto Pessina. Non valsero testimonianze a suo favore, non valsero le confessioni di due dei tre esecutori dell’assassinio. La corte d’Assise lo condannò a 22 anni di carcere, nel 1949. Uscì dopo 10 anni, per una amnistia. Solo nel 1991 il terzo uomo del commando omicida confessò e finalmente, nel 1994, Nicolini fu dichiarato innocente e ottenne dallo Stato un risarcimento di 2 miliardi e mezzo di lire.

Come si capisce ascoltando la registrazione, Nicolini non è un uomo facile. Contrastando le scelte della Associazione Partigiani, ha votato Si al Referendum costituzionale. Ma c’è forse dell’altro nel suo passato che può avergli procurato inimicizie che possono avere contribuito al suo abbandono da parte dei suoi compagni. Nicolini in due occasioni, come capo partigiano e responsabile delle carceri di Correggio, impedì che commandos partigiani compissero esecuzioni sommarie di repubblichini. Per questo fu minacciato di morte.

To Top